Furze – Baphomet Wade

Il monicker Furze, quante nefandezze in passato, quanta sana caciara portata -ieri quanto oggi- agli eccessi. La creatura di Woe J. Reaper nel 2015 sembra voler tornare a calcare la […]

Il monicker Furze, quante nefandezze in passato, quanta sana caciara portata -ieri quanto oggi- agli eccessi. La creatura di Woe J. Reaper nel 2015 sembra voler tornare a calcare la mano su una certa ruvidità e “spacconeria”, lasciando un pochino da parte le divagazioni prodotte sui due –per me- fortunati e particolari Reaper Subconscious Guide (2010) e Psych Minus Space Control (2012). Tempo tre anni ed eccomi “tutto orecchi” di fronte a Baphomet Wade, solita espressione di quanto significhi la parola “marcio” accostata al black metal. Il nome Furze non intende affatto smentire le malefatte commesse in passato, anzi, la nuova creatura sembra quasi rinforzarle a dovere, oliando a modo sia le giunture caotiche che quelle sporche e dannatamente “in your face”.

Stare oggi a giudicare Furze equivale solo a perdere tempo (un po’ come cercare di modificare alcune abitudini di qualche “testa dura” in là con gli anni) dietro al nulla. Continuare a sfornare dischi di questo tipo non solo cementa lentamente ogni precedente, distante passo, ma fa si che ci si abitui a voler ascoltare esattamente quello che quest’entità ci viene di volta in volta a somministrare. Insomma il solito “o piace o non piace” arriva a non reggere minimamente in tal caso, non fa alcuna indifferenza, proprio perché Furze nel bene o nel male colpisce esattamente dove vuole, generando solamente le reazioni tanto bramate.

Ovviamente se conosciamo e “accettiamo” ciò che tale monicker puntualmente compie ogni volta, non avremo problemi su canzoni che ti cambiano visuale e mood come R.O.D. (semplicemente marcia, addirittura sensuale!), la “speedy-abrasione” di Goat Cyclus o l’implacabile Sacrifice, usata come pazzo e profondo androne d’uscita. Per il resto dovremo solo prepararci ai continui scarabocchi in dislivello delle chitarre e alla voce “volgare” ed ossessivamente fuori dagli schemi del nostro unico eroe. L’opener Sathanas Is Here… funge da ottima dichiarazione d’intenti (compreso il criptico finale), ma sarà solo la prima di numerose coltellate in successione. Troveremo così la famelica spinta heavy di One Night Before the Other, l’eclettica In a Bucket of Blood (con i suoi sei minuti la più lunga) o la “rumorosa epicità” di Flight of the Battish Cauldron. Accanto avremo sempre quel simpatico fastidio, quell’amabile sensazione di sentire a prescindere “qualcosa fuori posto” che è un po’ la caratteristica primaria di questa locomotiva chiamata Furze.

Sporcizia rock’n’roll che va a cozzare con del secco e “prematuro” black metal norvegese, Baphomet Wade è caldamente indicato a tutti quelli che ancora oggi pregano per ricevere dischi “nati e morti vecchi”, dischi strafottenti che stanno ben lontani dalla parola “progresso”. Ovviamente sarà totalmente incomprensibile alla stragrande maggioranza del pubblico, ma anche sotto questo aspetto nulla di nuovo. Friggente coraggio e via, stampiamo un bel numerino invece che il qui troppo semplice ed insignificante “senza voto”.

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