Frostmoon Eclipse – The End Stands Silent

La discografia Frostmoon Eclipse devo ammettere è sempre stata convincente in tutte le sue forme, non c’è difatti un solo disco che mi abbia lasciato un lontano retrogusto d’amaro in […]

La discografia Frostmoon Eclipse devo ammettere è sempre stata convincente in tutte le sue forme, non c’è difatti un solo disco che mi abbia lasciato un lontano retrogusto d’amaro in bocca. Vederli approdare -nel 2011- sotto Osmose Productions mi aveva fatto un mondo di piacere, il contratto valeva di sicuro un “ritaglio” di spazio più esteso, uno spazio che i ragazzi meritavano con diritto dopo anni di duro lavoro. E così si sente trasparire tutta la fatica, il sudore, ma soprattutto l’esperienza (sottolineato) in dote su The End Stands Silent. Un lavoro che non tarderà nel soggiogare “le solite” anime inquiete e quei fruitori “mai domi” di buon materiale black metal. Un disco che appare adulto e dalla chiara impronta evolutiva, ma capace al contempo di trainarsi dietro lo stampo Frostmoon Eclipse forgiato accuratamente passo dopo passo.

Le chitarre di Claudio Alcara ronzano d’eterno piacere (si sente anche l’influenza del progetto Stroszek invadere l’ambiente) e formano assieme al possente e rapido drumming di Gionata Potenti l’ossatura essenziale di ogni composizione implicata. A rifinire il tutto ci pensa poi la voce di Lorenzo Sassi, scorticatore di strofe e grande interprete di brani mai in nessuna misura scontati.
The End Stands Silent dura un’ora, un’ora di lunghi brani formati da una “doppia faccia” introspettivo/martellante, dove anche il basso riuscirà a trovare il suo habitat naturale. Una produzione che trasmette freddezza e “chirurgia”, dove ogni strumento/momento sarà capace di ritagliarsi un suo propositivo spazio.

Heaven Outside, Hell Within è la migliore presentazione che potessero fornirci a questo giro, versi possenti fanno a turno con momenti melodici (da segnalare l’ottima presenza della chitarra acustica) per un trionfo sonoro di rara bellezza. Il disco non intende scherzare, lo si intuisce dalla seguente doppietta formata da I Am the Absence e Corridors, la prima possiede un riffing inquieto e la parte “spedita” migliore del disco (a mio gusto ovvio), la seconda vuole invece cingere l’ascoltatore con una lentezza a dir poco “velenosa”. La ricetta avvolgente verrà riproposta anche su Under Pale City Lights, mentre Unnatural Isolation necessita di quell’ascolto in più per poter venire fagocitata al meglio. Il finale regala ancora gemme, in primis con la breve A Clandestine Freedom Between Shadows (sentite che roba l’inizio), poi con The End of Everything, sofferto commiato e possibile brano-manifesto per il Frostmoon Eclipse pensiero venturo (una delle canzoni migliori del genere per quanto concerne il suo anno d’appartenenza).

La parola “completezza” non mi si schioda dalla testa, The End Stands Silent si sviluppa davvero perfettamente, dando quel senso di soddisfazione ormai sempre più difficile da scovare. Non è da tutti mostrare una così forte compattezza facendo al contempo uscire quel “qualcosa di più” che avverti ma in qualche modo rimane impercettibile.

About Duke "Selfish" Fog