Fractal Gates – The Light That Shines

I francesi Fractal Gates furono per me frutto di enorme gioia e palpitazione all’epoca della loro seconda fatica Beyond the Self. Penso quindi di essere uno dei pochi ad aver […]

I francesi Fractal Gates furono per me frutto di enorme gioia e palpitazione all’epoca della loro seconda fatica Beyond the Self. Penso quindi di essere uno dei pochi ad aver atteso quest’uscita  in maniera  realmente spasmodica, così eccitato da fiondarmi  sulle nuove traccie “a vista”.

E i ragazzi non mi hanno deluso affatto (anche se Beyond the Self manterrà infine la leadership).

Potrei ripetere pari pari la recensione fatta per il disco già menzionato visto come il nuovo The Light That Shines ne rappresenta la naturale prosecuzione (quante volte leggiamo questa frase in giro? Qui mi sento veramente di dirla pure io). La nuova fatica è un lavoro che lotta senza dubbio alcuno alla pari, finendo per contendere ogni momento, ogni secondo con l’importante predecessore. Stupisce la capacità dei Fractal Gates di sputare fuori artiglieria melodica in continuazione, stupisce la volontà, l’abilità di fare proprio uno stampo creato a suo tempo da altri (in questo sono sempre accompagnati da Mr.Swanö).

E per The Light That Shines vanno dunque citati ancora una volta i Septic Flesh ( quanto è esplicita a riguardo Bound by Time ?) e le loro chitarre melodiche (autentica forza motrice dell’intero album). Ma i più noteranno l’influenza dei cari e vecchi In Flames o degli Insomnium (Dreams Apart), tanto che l’album andrebbe indicato –o meglio imposto- a tutte le “vedove” sparse per il globo che ancora aspettano un The Jester Race o un Whoracle. I più attenti noteranno pure una certa propensione a linee melodiche molto anni ’80, cosa che rende il disco ancora più catchy e se vogliamo particolare.

Davvero, su questi tre quarti d’ora troverete solo il meglio che il melodic death metal può offrire in questi giorni/anni. The Light That Shines va così dritto al punto da apparire agile e snello, e la sua tracklist scivola via in modo portentoso, con un’alternanza di melodia e aggressività che va spesso in stato di grazia.

La produzione avvolge, le canzoni non deludono, le tastiere svolgono il loro lavoro di collante e la voce di Sebastien Pierre fa il resto (le sue metriche catturano sempre). Il tutto sarà avvolto da un senso di “sintesi” abbastanza spiccato.

I Fractal Gates sanno benissimo quello che fanno, sanno come ottenerlo e poco altro importa. Di canzoni brutte o “spente” non se ne registrano tanto che potrei menzionarvele tutte, senza esclusione. Certamente una Breath of Life oppure Chasing the Line spiccheranno all’inizio sul resto, ma ripetuti ascolti riveleranno anche la bellezza dei pezzi in coda come title track o Seas of Flames.

Se a fine anno non metterete The Light That Shines fra le migliori uscite del genere sarete bollati molto semplicemente come delle brutte persone. Semplice, sincero ma chiaro.

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