Fractal Gates – Beyond the Self

I consigli, quanto ancora sono preziosi ai giorni nostri, oggi ancor più di ieri, perché il mercato musicale è terribilmente ampio e il rischio di farsi sfuggire qualche uscita per […]

I consigli, quanto ancora sono preziosi ai giorni nostri, oggi ancor più di ieri, perché il mercato musicale è terribilmente ampio e il rischio di farsi sfuggire qualche uscita per noi estremamente importante incrementa a dismisura. Così rischiavo di giungere tardi o mai sui francesi Fractal Gates, entità che aveva già stampato un debutto (Altered State of Consciousness, 2009) prima del qui presente Beyond the Self. Vivere senza la consapevolezza di un gruppo del genere (fatto su misura per me) e di un disco di questo valore era “sbagliato”, visto il puro godimento di cinquanta minuti già partito dall’immagine di copertina per poi arrivare a quella musica così “fresca”  aldilà di radici lungamente abusate in lungo e in largo nel corso nel tempo. A stupire è la carica che ogni brano riesce a trasmettere, i ragazzi non sbagliano nulla (per qualcuno di voi sarà importante sapere che sono stati guidati da Dan Swanö in sede di produzione, già questo sarebbe bastato come garanzia) e indovinano così ogni piccolo passaggio, magari non ce ne renderemo conto ad un primo ascolto, ma piano piano le cose inizieranno a funzionare. Subito ci cattureranno le cosiddette “hits” come Everblaze o Timeless (featuring Sotiris, carne e sangue Septic Flesh, come si sente la presenza della sua chitarra in generale), poi finiremo a contemplare la grazia di composizioni come We Are All Leaders o Glooms Of Cyan (pura potenza evocativa). Anche la cover di Mighty Wings firmata Cheap Trick sembra calzare a pennello dentro al disco, i ragazzi la plasmano a loro modo e ci piazzano sopra la voce pulita di Swanö come collante (giusto per farci emozionare ulteriormente), risultato così speciale che mi è sembrato di tornare ai tempi di Infernal (lacrimona).

E’ la descrizione che do alla loro musica la cosa straordinaria, inizio dicendo che Beyond the Self sarebbe potuto uscire benissimo sotto la Holy Records dei bei tempi, tutto porta lì, l’influenza forse primaria (mai forse fu più incerto) Septic Flesh era Ophidian Wheel è abbastanza evidente (se dire Timeless apparirebbe scontato aggiungo The Sign come ulteriore prova ed emblema concreto di ciò), di rimando arriviamo anche ai Paradise Lost, ma non ci fermeremo qui perché sarà di primaria importanza anche il melodic death metal svedese, ma sopratutto il tipico trasporto dello stile Katatonia. Insomma -se ne avete i mezzi- pigliate tutto questo e potrete farvi un’idea su come suoni bene questo disco.

Da tenere presente sono poi l’ottima produzione ed il contributo che ogni singolo brano riesce a dare all’insieme. Piccoli mattoni che una volta riuniti formano un piccolo “miracolo”, un silenzioso capolavoro degli ultimi tempi, conscio del proprio arsenale. Beyond the Self è il classico album al quale ci si finisce attaccati morbosamente, forse anche in maniera più forte dei famosi capolavori di riferimento, il trasporto è sensoriale, l’impatto e la melodia di fondo hanno un che di “cosmico” nel fornire una (forte) dose di dipendenza, elemento determinante per le giuste persone che troveranno qui rifugio. Non fate l’errore di viverne senza.

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