Forteresse – Thèmes pour la rébellion

Entusiasmo e lacrime che già si confondono al solo palesar dell’uscita. Sensazioni che diventano percettibili all’arrivo di Thèmes pour la rébellion , prima traccia della nuova opera Forteresse. Avviene così […]

Entusiasmo e lacrime che già si confondono al solo palesar dell’uscita. Sensazioni che diventano percettibili all’arrivo di Thèmes pour la rébellion , prima traccia della nuova opera Forteresse. Avviene così il ritorno di una presenza più che amica, ci sono voluti cinque anni è vero, ma che bello riabbracciare questo trademark tanto semplice, effimero ed efficace dopo tutto questo tempo. Forteresse vuol dire classe, vuol dire fregarsene del mondo che avanza per puntare ogni micro-particella su ciò che meglio si sa fare. E come non gioire di fronte all’iniziale e ardente Thèmes pour la rébellion (il momento tanto atteso che non delude le attese, come il ritorno di un vecchio e caro amico), primo “step”, prima “danza” di un album splendido, pronto a gonfiarti i polmoni ad iniezioni di fuoco e passione. Elevazione e splendore pronti a proseguire un percorso dopo anni di letargo, sempre alla stessa maniera, quella in dote ai grandi “cucitori” dell’arte del black metal.

Veramente, potrei rimandarvi alle parole spese per il precedente Crépuscule d’Octobre, perché lo stile è quello e anche le sensazioni sono grossomodo le medesime (sarà l’entusiasmo, non so, ma questo lo sento in qualche modo “migliore”). Ma la carica che troveremo su Thèmes pour la rébellion sa di voglia di rivalsa, di chiara intenzione di voler mangiare in un tutt’uno il tempo lasciato mestamente scorrere. Quanta maestosità dietro ogni canzone, ed ognuna ti fa dimentare l’eccellenza di quella venuta prima (incredibile come ci riescono, in pochi manipolano tale aspetto dell’arte), perché è questo quello che sanno fare i Forteresse, “catalizzare”, trascinare grazie a chitarre divoratrici di passione, turbini impazziti ma ben attenti a darti la necessaria confidenza per “spiccare” verso l’alto. Il loro sound ha la capacità di tenerti incollato a terra da una parte mentre l’altro ti porta lassù con la testa, ad immaginare chissà quali ipotetici risvolti.

Potremo dire che l’album suona “tutto uguale” senza aver timore di sbagliare, ma poi vi sfido a resistere alle cascate di note offerte. Potrei citarle davvero tutte, dallo slancio di Spectre de la rébellion passando per Là où nous allons, Par la bouche de mes canons, Le Sang des héros o Forêt d’automne, l’imbarazzo della scelta è pressoché totale e non intende bloccarsi nemmeno in scia ad un finale dai contorni “lacrimevoli” per come riesce a mantenere intatta l’intensità. Lode ordunque anche ai melodici ruggiti di Vespérales (aaah, il Canada! Mi sento 2 metri più alto! Quanta cazzo di epicità) e alle ventose vibrazioni della conclusiva strumentale Le dernier voyage.

42 minuti che sono un regalo (la parola non arriva a rappresentare l’esatto significato del disco ma pazienza), un dono per chi negli anni continua a resistere ed ascoltare un genere non più così di moda, per tutti loro Thèmes pour la rébellion sarà un’esperienza obbligata, qualcosa in grado di portarci oltre la normale-razionale “ragione”.

Attenti cacciatori della scena canadese cosa state aspettando? Thèmes pour la rébellion è già lì che vi aspetta con l’unico intento di procurarvi immane piacere.

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