Flesh Disgorged – A Pulchritudinous Macabre

Loschi figuri insanguinati provenienti dal Singapore dopo anni di piccole faccende trovano finalmente la “via maestra” del full-lenght. Come sempre -in questi casi- eccoci arrivare in colpevole ritardo (l’album è […]

Loschi figuri insanguinati provenienti dal Singapore dopo anni di piccole faccende trovano finalmente la “via maestra” del full-lenght. Come sempre -in questi casi- eccoci arrivare in colpevole ritardo (l’album è uscito durante l’estate 2014) all’approdo su A Pulchritudinous Macabre, generoso esordio per i Flesh Disgorged. Di fronte ci si presenteranno venticinque minuti di brutal-goregrind-death metal spezza-collo, furenti e ben consci del loro ruolo come protagonisti assassini.

Un disco di questo tipo ti leva d’impiccio da tante cose, è celere nel fare tabula rasa di tutto grazie a frustrate ben piazzate, così feroci da far impallidire anche le bestie più pericolose in circolazione. Il suo ascolto ci farà vivere un’esperienza “di mezzo”, posta da qualche parte fra il completo piacere e quella sensazione da “zero pretese” che potrà attanagliare o infastidire molti (si non troverete nemmeno un lampo che sia uno d’inventiva, quindi dovrete partire già preparati a questo o decidere di morire di prima). Il prodotto c’è da dire è assolutamente ineccepibile, il sound è quello giusto, il tiro non può far altro che ringraziare calorosamente, così ben trainato da chitarre “melmose” e una prestazione vocale adeguata nello spargere chili e chili di rappresa e sanguinosa/vomitevole brutalità (accreditata sul libretto a Ammar Salim).

Spaccati laceranti aprono ferite in scia a chitarre chirurgiche nell’impartire ritmi impastati e il più diversificati possibile (l’opener Rejected to Self-Mutilation è una bella cartolina d’invito a riguardo), momenti parlato/recitati come sempre innaffiano bellamente alcuni “momenti morti”, generando la definitiva atmosfera richiesta alla base. E’ un massacro secco e audace quello che vedremo recitato secondo copione, nel suo proseguimento troveremo l’abile e breve stilettata Exenteration of the Rectal Carcinoma e la valevole Indulging in Fecal Debauchery. Ma una volta innescato il disco si lascerà violentare con gioia da solo, secondo il detto che “l’appetito vien mangiando” (cosa lo deciderete voi in base alle vostre luride perversioni). La tracklist verrà snocciolata in modo sbrigativo, cadranno così in sequenza la spigliata Daging Terburai, la soffocante Erectile Disfunction of the Blue Balls Effect e la tagliente alternanza di Perverse Elegance of Butchery.

I messicani Disgorge, Regurgitate, Gorgasm o Cannibal Corpse, i nomi da fare sarebbero tantissimi e probabilmente inutili la volta giunti a questi punti. Ormai sappiamo scegliere, selezionare personalmente le “nostre carni” o le sensazioni varie che ci vengono volutamente o per casualità offerte.
I Flesh Disgorged ci presentano sotto il muso una lezione di supplenza su come si possa avere ancora voglia di suonare un genere musicale così privo di sbocchi come questo. A volte queste lezioni risultano più interessanti di quelle considerabili come “regolari”, ci troviamo forse di fronte ad una di queste eccezioni? La risposta sta tutta nel vostro istinto.

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