Feline Melinda – Dance of Fire and Rain

Ritornano dopo qualche anno i Feline Melinda, e il loro come back non impiegherà molto tempo nel rallegrare i più bisognosi di melodia e “zuccherosità” in circolazione. Ogni tanto ci […]

Ritornano dopo qualche anno i Feline Melinda, e il loro come back non impiegherà molto tempo nel rallegrare i più bisognosi di melodia e “zuccherosità” in circolazione. Ogni tanto ci vuole uno stacco (è fisiologico), un pensiero positivo che possa alimentare un certo senso romantico per le belle cose, che riesca nell’arduo compito di farle “crescere” affettuosamente in qualche maniera. Il loro terzo album intitolato Dance of Fire and Rain è così pregno di melodia che potrebbe seriamente portarvi all’indigestione, le canzoni però riescono nell’intento di passarsi il testimone senza alcuna esitazione, i nostri difatti non sbagliato un solo colpo (sapete no, a volte la presenza di qualche “filler” o “quasi tale” arriva ad infettare inevitabilmente il tutto) portando l’insieme ad un livello veramente importante e d’assoluto spessore. Più ci addentreremo all’interno dell’album è più comprenderemo la “pasta” speciale con la quale è stato costruito e plasmato. Una formula speciale di Hard Rock, Aor e Power Metal nordico si è addensata con cura e spirito materno sopra questi ragazzi durante il periodo di composizione, al resto ci hanno pensato una classe dura a morire (ricordiamo che la band si è formato sul finire degli anni 80) e la forte voglia di emergere, perché Dance of Fire and Rain è ora lì pronto a reclamare -giustamente- una fetta consistente di considerazione.

Se i generi citati prima vi si confanno l’album sarà per voi un autentico invito a nozze, troverete di certo (più di altri magari solo “simpatizzanti”) un maggior numero di appigli sui quali incatenarvi, l’insieme di questi pezzi così corali ed altamente “anthemici” riuscirà ad alimentare le vostre forze, ma soprattutto riuscirà a strapparvi qualche sorriso di positività in più di un occasione.

Nove pezzi più due bonus per una durata di cinquanta minuti, ai Feline Melinda piace spingere per la maggiore a questa tornata, e le speed-tracks, i loro tempi sostenuti sono a mio modo di vedere/sentire molto più che riusciti, certamente i più romantici fra di voi non disprezzeranno affatto canzoni come Luna (My Love) oppure Girlfriend (bel finale “tirato” ma sentimentale). Al pronti via troviamo Everybody Here, un brano che non avrebbe sfigurato sui privi lavori di Stratovarius o Sonata Arctica (armi semplici e compatte e via), la voce di Rob Irbiz è subito lì pronta ad accoglierci calda e confortevole, sono lasciati in disparte gli “spettri” di timbri alti e insostenibili, questo è un gusto raffinato che non vuole mai realmente eccedere, proprio per questo è capace di stabilire un contatto migliore e più intimo con l’ascoltatore. Blue Diamond bissa l’opener aggiungendo però un tocco di nostalgia maggiore nel “comparto” retrogusto mentre Angel Eyes mantiene i ritmi serrati lasciando dietro di se il ricordo di un refrain veramente difficile da scacciare via.

La produzione è solida, cristallina, non arriva mai a dare quei forti segnali di finzione (c’è pure lo zampino Finnvox Studios dietro) che troppo spesso si vanno sentendo, ogni strumento è ben evidenziato e non arriva mai sovrastare la propria controparte. Le tastiere sono “proletarie”, non ambiscono mai a prendere il sopravvento ma allo stesso tempo danno quel tocco essenziale, l’ideale accompagnamento per delle chitarre “ricche” e sempre pronte a risplendere nelle loro melodie.
Per il resto il refrain di Tears of Sebastienne vi riporterà sicuramente indietro, ai vecchi tempi di Gamma Ray ed Helloween dominavano le scene, mentre bella solida risulta essere la title track, calibrata il giusto e dal sicuro effetto. Mountain Girl è invece un lacrimevole manifesto ottantiano (una gran bella mosca bianca all’interno della tracklist se vogliamo) sentimento pulsante e pregevoli intarsi vocali pronti a spiccare liberi e sereni.

Con Dance of Fire and Rain i Feline Melinda rinverdiscono un genere senza il bisogno o l’urgenza di apportare alcuna sostanziale novità, ed è proprio così che bisogna fare quando l’ispirazione arriva a baciarti silenziosamente, lasciarti travolgere da ciò che così bene conosci senza pensare ad altro o altri. “Segui la strada, non indugiare, ed il tempo ti darà sempre ragione”, questo disco ne è l’esatta quanto lampante dimostrazione.

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