Fatum Elisum – Homo Nihilis

Dopo aver ristampato il primo disco omonimo la Aesthetic Death continuava a seguire il percorso dei francesi Fatum Elisum (conclusosi proprio in questo punto purtroppo). Con il sentore di “qualcosa […]

Dopo aver ristampato il primo disco omonimo la Aesthetic Death continuava a seguire il percorso dei francesi Fatum Elisum (conclusosi proprio in questo punto purtroppo). Con il sentore di “qualcosa di grosso” già forte nell’aria grazie alla release precedente tutto si amplificava in una direzione ancor più elegante, se vogliamo meno oscura (le coordinate base sono cambiate un bel po’, se prima i nostri incantavano con un death doom arcigno e “difficoltoso” qui le cose affondano le radici nel doom classico stile Candlemass/Warning senza però lasciare alcune vecchie influenze per strada) ma non per questo meno profonda o sacra. I Fatum Elisum rimanevano ancorati ad un minutaggio base assai elevato, così dopo una brevissima introduzione ci troveremo immersi fino al collo su una tracklist di quattro brani, tutti superiori o ruotanti attorno al quarto d’ora di durata (pazienza, quello più lungo arriva a ventuno minuti). Mettetevi dunque il cuore in pace, alla formazione francese non piaceva affatto l’uso di scorciatoie, il dover piacere subito, le canzoni cominciano a fornire i frutti desiderati solamente a partire dal secondo ascolto, sarà li che qualcosa comincerà a smuoversi per poi arrivare alla definita e concreta “illuminazione” finale. Homo Nihilis è difatti uno di quei dischi fatti per restare, senz’altro una delle uscite top in campo doom dell’anno 2011, una release sulla quale andare a spendere quei pochi euro necessari, a botta sicura e senza rimpianti. L’interpretazione è magica e ammaliante, i Fatum Elisum non intendono abbandonarci, ci portano con loro, ci accompagnano -tetramente- lungo composizioni che non disdegnano di fornire anche alcuni spiragli “luminosi”. A questi fini gioca senz’altro l’impostazione vocale di Ende, per la maggior parte del tempo pulita (in senso epico senza darlo troppo a sentire) ma che non si dimentica di sfondare saltuariamente in territori ruvidi ed estremi.

Sarebbe blasfemia cercare di eleggere un brano migliore fra questi quattro gustosi pretendenti, quando sono li per scegliere arrivo sempre alla conclusione che non si può, che sarebbe impossibile anche solo pensarlo. L’incedere scandito di The Pursuit Of Sadness è irresistibile (la citazione a Dante accresce solo il grado atmosferico), il pathos di The Twilight Prophet epicissimo, “senza ritorno” e potente mentre la title track ipnotizza e sconvolge tramite l’uso della medesima naturalezza (che razza di coda si sono sparati). L’ultima East Of Eden trasmette inizialmente calma e serenità prima di tramutarsi nell’ennesimo affresco sanguigno e lacerante (per tutto il disco i riff vengono sparati in faccia con decisione, mai con l’intento di brutalizzare, diciamo che in qualche modo si accontentano di affondare le loro spire nella carne per poi rimanerci saldamente attaccati).

Homo Nihilis offre una vasta gamma di elementi preziosi, i Fatum Elisum sapevano senz’altro come dipingere i loro scenari, come amalgamare elementi a proprio (e nostro) piacimento, ma soprattutto come sfuggire da una banalità che spesso determina la poca “lucentezza” di altri prodotti del medesimo genere. Per chi ama l’arte, il doom metal, il death doom e le cose fatte bene Homo Nihilis sarà una tappa obbligata.

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