Father Befouled – Morbid Destitution of Covenant

I dischi degli Incantation non sono mai veramente abbastanza? Mai sazi di ascoltare puro death metal di scuola americana dai tratti oscuri, dannati e diabolici? A tutti questi quesiti risponde […]

I dischi degli Incantation non sono mai veramente abbastanza? Mai sazi di ascoltare puro death metal di scuola americana dai tratti oscuri, dannati e diabolici? A tutti questi quesiti risponde il nome Father Befouled, il monicker che sta lì a raccogliere le briciole “a perdere” lasciate dagli dei.

A questi truci americani non è bastato rilasciare un ottimo disco d’esordio, la voglia di vomitarci addosso caterve di riff pieni di larve è stata più forte d’ogni altra cosa, così dopo due split ed un ep eccoli arrivare sotto Relapse Records (l’anno era il 2010) in occasione del “a dir poco splendido” Morbid Destitution of Covenant. Tale pargolo gettava importanti basi per il futuro ma allo stesso tempo tranquillizzava il mondo intero circa lo stato di salute della band. In mancanza di “validità concreta” da parte dei grandi nomi sapevamo di poter contare su di loro, un concetto chiaro, ma soprattutto “reale” stando ai livelli toccati a più riprese dalla band.

Una rapida occhiata alla copertina potrebbe bastare per dormire sonni tranquilli, ma la certezza assoluta la si respirava sull’introduzione Inno Sepulchrum e il successivo attacco di Sacreligeous Defilement of Deranged Salvation. Inferno sceso in terra ed effetto diabolico lampante, già vi vedo con gli occhi pieni di superiorità, esterrefatti di fronte alla pressione monolita del riffing e di un growl cavernoso e cantore d’estreme atrocità. Questo è il death metal vero, sincero -a suo modo epico- che ogni anima dannata vuole sentirsi recapitare nelle fottute orecchie, quello che vuole vedere “vomitato” fuori dallo stereo più spesso, questo accompagnato da un artwork eccellente “e di classe”, poche le cose che servono per mantenere il cuore caldo e colmo di malvagità.

Le chitarre stridono atrocemente, poi all’ingresso di batteria e basso tutto si ammuffisce magnificamente, Idol Defamation è esattamente tutto ciò, gioia blasfema interpretata tramite rantoli d’autore (con annessi rallentamenti letali). La putrefazione sgorga spontanea anche nel brano strumentale e “d’atmosfera” As Reverence Descends, preparatore di una Paradise of Desecrated Nothingness, ulteriore conferma di probabili congiunzioni fra malattia e depravazione, attacco lento e accelerazione delle più totali e malvagie (la presenza del diavolo se ne sta li nascosta da qualche parte ad osservarci).
Il sangue e le budella restano calde a lungo nel trittico formato da Sulfurous Majesty Above Man, Testament of Unholy Essence e Vomiting Impurity. Il finale poi si presta a livelli “catacombali” notevoli, prima troveremo la soffocante e morbosa His Divine Pestilence, poi la spedita predica odiosa di Christless Mass, infine Now Desecrated dove l’elettricità sparisce a favore di una tastiera da commiato, proveniente direttamente dall’aldilà.

Finché ci saranno band come i Father Befouled i nostri loculi staranno beati e tranquilli. Le canzoni giuste associate ad una produzione perfetta per il genere fanno rivivere vecchie e sane sensazioni, balorde e nostalgiche quanto volete, ma “fulminanti” come poche altre cose. Morbid Destitution of Covenant dà un misto di soddisfazione e completezza non da poco, indicato sia ai vecchietti mai stanchi che ai giovinetti alla ricerca del “fetore si, ma con classe”.

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