Fallen Fucking Angels – Italian Restaurant

Rieccoli! Dopo gli split degli ultimi anni, il 2012 segna il ritorno sulla lunga distanza per le lame della Torre Matilde, i sempre attivissimi Fallen Fucking Angels. L’ultimo full lenght […]

Rieccoli! Dopo gli split degli ultimi anni, il 2012 segna il ritorno sulla lunga distanza per le lame della Torre Matilde, i sempre attivissimi Fallen Fucking Angels. L’ultimo full lenght (il discreto Everything Concerning Pork) è ormai datato 2008 e il leader Filippo Belli, nonostante le solite problematiche di line-up (a proposito, l’ennesimo cambio sembra in arrivo!) continua a sputar passione e a combatter la sua personale battaglia contro Mtv da ormai quindici anni. Per il nuovo Italian Restaurant, il batterista vocalist Butch è accompagnato dalla qualità degli axemen Giusti / Moriani e dall’ esperienza di Leo Tomei al basso.

Deja-vu: dev’essere l’aria della Versilia, ma come già accaduto con i Devastator, anche i FFA sono stati spesso frettolosamente bollati -da saggi quanto superficiali scribacchini- come band spensierata e cazzona. Errore gravissimo. Basterebbe infatti saper interpretare un minimo i testi, e magari aver la fortuna di conoscere lo zoccolo duro della band stessa, per capire che dietro a tale ironia c’è sempre un fondo di verità che nasconde un messaggio ben chiaro rivolto all’ascoltatore.; non c’è mai demenza fine a se stessa.
In linea di massima, tutti i lavori della band andrebbero considerati come materia di studio per Benedetta Parodi; se infatti la maggioranza delle formazioni dedite alla musica pesa trovano, ahimè, nell’alcool un’inesauribile fonte d’ispirazione (chi ha detto Gehennah?!) per i lucchesi invece la vocazione è da ricercarsi nell’universo culinario tricolore, cosa che appare già ben chiara dall’emblematica cover art.

Il disco parte forte con la doppietta Lost Over The Mountain / Annapurna, e mette subito in chiaro le cose: fanculo originalità e inoffensivi virtuosismi strumentali, qui potete trovare tonnellate di metallo roboante sulla scia dei maestri canadesi.
Una delle cose che ho recentemente criticato alla band è la scarsa omogeneità riscontrata tra le prove in sede live, molto incalzanti, e quelle in studio, nettamente meno incisive. Purtroppo anche in questa ultima fatica il mio pensiero viene confermato, purtroppo i Rasoi sembrano esser sempre poco affilati per dare quella inenarrabile sensazione di godimento. Certo, una produzione grezza è la migliore per band come queste -e qui siamo tutti d’accordo- ma bisogna sempre tenere a mente che un sound di chitarra bello tagliente è fondamentale per elevare il prodotto ad un livello superiore. Potrei fare mille esempi, ma per rimanere su territori cari alla band, The Final Command dei Paragon potrebbe essere un buon campione.
La voce di Butch, invece, mi è sempre piaciuta un sacco, forse perchè strizza l’occhio verso l’hardcore punk d’annata piuttosto che al classic metal (in parecchie circostanze il suo stile mi ricorda i vecchi Wrecking Crew di Balance Of Terror oppure, volendo restare nella terra di Marcello Lippi, i mitici Carlos Dunga!).
La mattanza prosegue gradevolmente sulle note di Road Pigs On The Highway, inno generazionale che descrive una situazione in cui tutti ci siamo ritrovati almeno una volta nella vita ( “… Saccheggiamo, saccheggiamo l’autogrill!” ) e la sentita Veganazism, la quale punzecchia un tasto piuttosto delicato, ovvero l’intolleranza manifestata da alcuni vegani/vegetariani nei confronti di chi si gode la buona cucina a 360 gradi. Nessun attacco o presa di posizone in particolare, ma soltanto un messaggio semplice e chiaro: “Vivi e Lascia vivere”.
Paradossalmente però, il brano riuscito meglio, il pezzo da urlare a squarciagola durante le loro esibizioni, è anche quello col testo meno impegnato: B-Movie Mania, un sentito tributo a tutte quelle situazioni che hanno creato il mito cinematografico di Lino Banfi (Commissario Auricchio, Cornetti alla Crema, Pasquale Zagaria, Grandi Magazzini) e allo stesso tempo una riflessione sul decadimento qualitativo del grande e piccolo schermo (Un medico in famiglia, Cinepanettoni in generale). Semplicemente un capolavoro!
Sempre rimanendo in tema “Nostalgia canaglia” (sensazione amplificata dai recenti siparietti provenienti dai piani alti di corso Galileo Ferraris) ecco arrivare I Am The Stopper in conclusione dell’album. Brano che è inutile stare a descrivere, perchè già diventato un classico.

In un mercato ormai inflazionato da prodotti schifosamente derivativi, “interpretati” da personaggi che si immolano come salvatori di un attitudine scoperta grazie al boom di brufolosi acts quali i Violator, cercate di sbattervi un minimo, andare oltre le apparenze e scegliete sempre la qualità.
Scegliete Italian Restaurant.

Alexander Il'ič Ul'janov

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