Fallen Angels – World In Decay

Gli americani Fallen Angels approdano al traguardo del terzo disco e proseguono la loro “scalata” verso risultati sempre migliori. L’escalation partiva bella grezza nell’ormai distante 2008 con Rise from Ashes […]

Gli americani Fallen Angels approdano al traguardo del terzo disco e proseguono la loro “scalata” verso risultati sempre migliori. L’escalation partiva bella grezza nell’ormai distante 2008 con Rise from Ashes e proseguiva due anni dopo con il più “studiato” ed interessante Engines of Oppression. Ci sono voluti cinque anni per arrivare a questo World In Decay, cinque grossi giri di lancetta sicuramente ben spesi visto il crescente indice di apprezzamento (almeno per quanto riguarda i miei gusti).

La confidenza non si perde in convenevoli, The Hammers Blow parte bruciante regalando impatto e un refrain epico-corale da strabuzzare gli occhi, Nightmare Master lascia fiorire seducenti chitarre melodiche su un massacro ben congegnato (e un ritornello che non potrà che farvi pensare all’impostazione vocale del mitico Chuck Billy) e Forsaken Existence realizza il crescente desiderio di poter ricevere un piccolo masterpiece a tutta power-velocità (ma ben congegnata, divenuta presto la mia preferita). Leading the Blind parte “bella pesa” e corposa, il sound pulsa ed accoglie, si premura nel regalare non poche emozioni in scia all’accoppiata strofa-chorus che pensa solo a dare fuoco a ciò che rimane. Fire at Eden’s Gate accende e cavalca il loro lato più epico, praticamente l’opposto -o quasi- di Into the Abyss che si sporge a guardare verso un “becero” navigare di pura razza Running Wild. L’epilogo ci riserva prima la possente The Hour of the Time, un mid-tempo semplice ma dotato di buona cadenza ed evoluzione (i solos lo lanciano ulteriormente) e poi una Mortis Ex Machina dalle strofe istantanee e fulminanti.

Anthrax, Testament o i Nuclear Assault “da anthem” (si riprende a tratti il mood di Something Wicked giusto per dirne una) emergono a più riprese senza dimenticare o sottovalutare l’impostazione classica capace di rinverdire un certo mood speed alla primissimi Helloween (o Iced Earth per rimanere nello stato).
Degna menzione va alla produzione che fa vivere gli strumenti senza il fastidioso bisogno di facili o fastidiosi “ritocchi” dell’ultima ora. Le asce catturano durante ogni peripezia, il basso ringrazia e “zappa” adeguatamente e anche la batteria fa il suo bel compito in presa diretta senza mai infastidire. Grintose ed equilibrate le vocals di Brad Kennaugh, suggello nonché collante ideale per la riuscita di ogni singolo pezzo.

Con World in Decay i Fallen Angels danno sicuramente un bel segnale e dimostrano che si può ancora convincere suonando thrash metal. Basta solo non avere fretta e armarsi di giuste idee quando arriva il momento di mettere nero su bianco il songwriting. Asciutti e con i giusti brani, davvero un’ottima prova.

About Duke "Selfish" Fog