Fall Has Come – Nowhere

I Fall Has Come rilasciano il secondo disco della loro carriera e il nuovo Nowhere saprà intrigare tutti gli appassionati del melodic rock di stampo americano. Ma le attrative non […]

I Fall Has Come rilasciano il secondo disco della loro carriera e il nuovo Nowhere saprà intrigare tutti gli appassionati del melodic rock di stampo americano. Ma le attrative non saranno assolutamente banali come si potrebbe di fatto pensare, anzi, questi ragazzi (italiani) cercano in ogni modo di colorare con vivacità e di rendere il più possibile “spesse” le loro composizioni.

Nowhere affascina, esercita un preciso potere sulla distanza e lo ripropone con puntualità ad ogni nuovo giro. I Fall Has Come sanno come intrattenere e comporre canzoni ammirevoli, adagiate sul piatto con eleganza e dotate sempre del giusto/parsimonioso tiro. Forti sia per quanto concerne l’impatto emotivo che per quello pulsante, istintivo e prettamente caratteristico del rock melodico. Non si accontentano di buttare lì le loro canzoni, no, tutto nel mondo Fall Has Come deve essere funzionale ad un tipo di ricerca “pregiato” e speciale, legato anima e corpo ad una musica dai rilievi fortemente introspettivi ma anche capaci di lasciare il meritato spazio alla componente dello sfogo (seppur moderato). Tale “sfogo” questo assume connotati che definirei “celestiali”, come se cercare di pensare positivo sia malgrado tutto la cosa più importante, quella necessaria per poter andare avanti e farsi forza. La musica firmata Fall Has Come si ciba di vita, di pulsazioni e speranze, e le canzoni presenti su Nowhere fungono a loro modo da autentica linfa rigeneratrice per andare a smuovere determinati e delicati meccanismi.

L’opener Believe è il classico pezzo in grado di accomunare parole apparentemente distanti come malinconia ed estate (l’immagine, per nulla sfuocata è uscita fin dai primissimi istanti). Se fosse suonato da qualcuno “addentro i giusti canali di distribuzione” non faticherebbe nello spopolare fra orde di gente che ascolta esclusivamente “ciò che capita o ciò che viene a lei imposto” (la qualità ci può anche essere, ma è pur sempre decisa da altri e brani come Believe ti portano automaticamente a formulare questo genere di pensieri). Ma invece rimarrà un piacere esclusivo per chi sa, o per quelli soliti sapere come/dove andare a cercare musica di qualità, ed in fondo è pure giusto così (anche se magari poco gratificante per la band). Ma assieme a Believe va menzionata di diritto anche Carillon, questi due brani se bene indirizzati sapranno sicuramente aprire porte di una certa importanza ai ragazzi.

La produzione rende giustizia agli sforzi prodotti dai Fall Has Come. Le chitarre mordono con grazia e l’autoritaria voce di Enrico Bellotta (vera, sincera, capace di dare le necessarie scosse) prenderà le redini di pezzi che cercheranno di ripetersi il meno possibile (a riguardo salteranno senz’altro all’orecchio la tripletta composta da Last Begin, Our Lives e Awaken, la “trascinata” Breathless, la “crescente” It’s Over o la grande e istintiva Minute To Be Alive). La caratteristica della variazione rappresenta l’arma definitiva a favore dell’album, quella che non mi fa minimamente esitare nell’incensarlo.

Nowhere è un disco di presa, uno di quelli capaci di attrarti a prescindere dei tuoi -facili o difficili- gusti e specifiche preferenze. Quando ci sono i giusti sforzi appoggiati dalla voglia assoluta di dare vita a musica seria e sincera non puoi proprio evitare di avvertire certe sensazioni muoversi.

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