Falkenbach – Tiurida

La musica ha poteri davvero incredibili a volte, innumerevoli sono le sue cure e i suoi mali, pregi e difetti sono a volte divisi da chissà quali criteri personali che […]

La musica ha poteri davvero incredibili a volte, innumerevoli sono le sue cure e i suoi mali, pregi e difetti sono a volte divisi da chissà quali criteri personali che ancora adesso mi sono impossibili da comprendere appieno. Così una cosa apparentemente piatta, convenzionale o “furbescamente” banale ti colpisce al cuore e nel ricordo di tempi andati, ricordi importanti e meno “anziani” di quanto si possa pensare, che tornano a farsi vivi più che mai. Pensandoci bene non è cambiato molto nel mio universo (nonostante le  ovvie e svariate esperienze fatte), però la volta riabbracciati i Falkenbach (Tiurida rappresentava il ritorno attesissimo, a sei anni da Heralding The Fireblade) mi si è aperto davanti un varco diretto con sensanzioni sopite, sotto alcuni aspetti “dimenticate”. Sono ritornato in pochi attimi un giovincello, l’incredulo “sbavatore” per capolavori quali En Their Medh Riki Fara e Magni Blandinn Ok Megintiri (nonostante restino chiaramente superiori a questa creazione), il salto nel passato fu automatico ascoltando ad esempio la canzone-capolavoro dal titolo Where Is Ravens Fly (i menestrelli tornano a corte per esibirsi in una canzone che non teme confronti con i vecchi classici). Questa “dislocazione” temporale è stata assaporata totalmente, ripetutamente, e con calma durante l’ascolto delle rimanenti tracce, il passo verso il “consueto” viaggio epico, in un qualcosa che c’è sempre stato e che ritorna prepotentemente in tutta la sua grazia e splendore è stato radiosamente automatico. Tiurida non è sicuramente l’apice compositivo di mastro Vratyas Vakyas, ma contiene tutta quella magia che solo lui riesce a sprigionare. Una magia semplice, capace di parlare al cuore grazie alla ricerca costante di una perfezione armonica e pochi ma consolidati movimenti. A volte, come in questi casi (anche se per brevi momenti) si può ingannare il tempo, e penso non ringrazierò mai abbastanza un’artista di questo calibro, un uomo che riesce con la sua musica ad incantare a prescindere.

Pazienza se in alcuni momenti l’album da la sensazione di essere costruito frettolosamente, ogni secondo di Tiurida merita di venire assaporato anche con tutti i limiti del caso. Canzoni come Time Between Dog and Wolf (secondo mega-classico, splendida la consueta alternanza fra voce estrema “gracchiata” e l’elevazione in pulito), Runes Shall You Know (eterea, e dal magico tocco epico) e In Flames sono sigilli che scottano, creati per restare a lungo al nostro fianco (anche la danza di Tanfana contribuisce a modo suo all’effetto nostalgico).

La musica ti riserva questi trattamenti a volte, e la sempre costante ricerca di nuove “onde sonore” può portare a situazioni/sensazioni che credevi ormai sopite da tempo. E’ bello rimanere stupiti di fronte alla consapevolezza, avere coscienza della capacità  di stregare da parte di un disco, ben sapendo che i fasti passati non saranno mai raggiunti, in nessuna maniera possibile ed immaginabile (quando una “novità passata” ti cattura e seduce è impossibile scalfirla e ti seguirà per sempre). Quando uscì Tiurida viaggiai sul serio per alcuni istanti nel tempo, e queste “cose” non si possono marchiare con un “semplice” voto.

About Duke "Selfish" Fog