Faanefjell – Trollmarsj

Usciva nel 2010 il debutto dei norvegesi Faanefjell, il loro Trollmarsj rappresentava per me un’autentica sorpresa, il modo migliore per rappresentare un particolare genere come il folk metal. Quando un disco […]

Usciva nel 2010 il debutto dei norvegesi Faanefjell, il loro Trollmarsj rappresentava per me un’autentica sorpresa, il modo migliore per rappresentare un particolare genere come il folk metal. Quando un disco riesce, riesce a tutti, ma nel caso della Norvegia c’è sempre qualcosa di speciale. Alcuni prodotti riescono ad affascinare in modo tutto loro ed è proprio questo il caso dei Faanefjell, la loro musica riesce ad affascinare come poche, in più ci appare pure perfetta, in pratica una valanga pronta a travolgere nella sua rigogliosa formula.

Non avete ancora dimenticato Valfar e i suoi Windir? (come fare d’altronde?), i progetti Vreid e Cor Scorpii vi sono scivolati addosso senza particolari sussulti? Bene allora, inguaribili nostalgici della prima o ultima ora, eccovi qui i Faanefjell, onesti lavoratori della musica di Valfar (presente pure la cover di Soknardalr, giusto per gradire), almeno per un buon 50%, mentre nella rimanenza troveranno spazio la premiata ditta-mista Finntroll/Otyg/Storm.

Sarebbe un grosso errore evitarsi il piacere di Trollmarsj, magari pensando sia il solito polpettone folk visto, bollito e rivisto, saremo quasi “storditi” quando ci ritroveremo davanti a musica di prima qualità, una vera primizia, senza se e senza ma.
Magia nordica che traspare solare nei momenti black metal e tremendamente affascinante durante alcuni “potenti” narrati, le parti folk avranno invece il potere di catapultarci all’istante in qualche casupola nel Nord Europa, con fuoco acceso accanto e creature magiche sparse invisibili attorno.

Ho provato e riprovato a trovare qualche punto debole al disco, ma alla fine mi sono arreso, alla fine anche gli episodi definiamoli “introspettivi” affascinano alla grande e sottrarsi loro è stata missione pressoché fallimentare.
Sorriderete, ballerete, vi esalterete in diverse parti ma soprattutto resterete totalmente soddisfatti di fronte ad una musica dai contorni speciali. Tante sono le emozioni che ho assaporato lungo la sua durata (circa 50 minuti), la prima è posta proprio in partenza, da collasso l’intro Der Var Engang et Fjell e l’attacco con Faanetrollets Vise, dove lo strofe toccheranno vette di puro splendore nordico (esaltazione totale per un pezzo che non avrebbe sfigurato su un disco marchiato Windir). Ci sarà furia, gloria e sentimento, anche il divertimento non farà mancare la sua presenza, tutto su un’unica semplice canzone. La magia prosegue con la title track, giri di chitarra, emozionanti parti oscure e “cavernose”, prazzi epici, un’amalgama vario si, ma sarà da non credere la naturalezza con la quale i pezzi vengono incollati fra di loro.
La produzione è piena, pungente e pulsante, ogni strumento viene fatto risaltare prima dell’accesso al classico “palcoscenico”, l’inizio di Tre Tinner Bakom Bruen ne è forse l’emblema più chiaro, nel narrato iniziale sembra di avere accanto la persona protagonista, poi quando ci parte la sezione elettrica tutto verrà inghiottito magistralmente in un vortice di melodie piene e a loro modo colorate.
Si può descrivere l’armonia di Soknardalr? Io non ci riesco proprio, ma è sicuramente un’altra genialata escogitata dai Faanefjell per questo “grondante” debutto quella di posizionarla a metà disco.
Avvolti in un sogno ancestrale veniamo destati da una Drikkegilde i Jotunheimen, canzone dinamica, velenosa e festaiola allo stesso tempo (di che razza di musica stia parlando?? non lo capirei nemmeno io con queste parole, ma vi assicuro che non appaiono per nulla azzardate). La breve strumentale Slaatt rilassa l’atmosfera prima di una epica Hedningens Time (l’inizio è l’ennesimo tributo alla musica di Valfar) e della raggelante Til Kamp (grandioso il riff glaciale iniziale) dove si farà spazio anche lo spettro del mito denominato Storm. La finale Her Hersker kun Troll og Mörkemæn mostra doti interpretative e intense, non molla mai la presa incantando per l’ultima sorridente volta, si lascia dietro una esperienza che non capita poi molto spesso di vivere (il tema ricorrente torna per chiudere in maniera lacrimevole) . Nient’altro da dire se non un grosso “Grazie Faanefjell!“.

Ho pensato di premiare “alla grande” Trollmarsj, ma poi ho riflettuto che era troppo presto, bisognerà aspettare nuova musica da parte loro (non ancora giunta) per poter definire meglio il loro universo. Se ci sarà e sarà qualitativamente inferiore, o se non dovesse proprio esserci, Trollmarsj acquisirà un valore certamente maggiore. Valore elevatissimo ed uscita da non farsi scappare assolutamente, questo è certo.

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