Evilfeast – Wintermoon Enchantment

Verso il finire del 2011 tornavano a strabiliare e farci gradita visita i polacchi Evilfeast con Wintermoon Enchantment. Una volta presa coscienza di quanto sia incredibile la capacità della formazione […]

Verso il finire del 2011 tornavano a strabiliare e farci gradita visita i polacchi Evilfeast con Wintermoon Enchantment. Una volta presa coscienza di quanto sia incredibile la capacità della formazione di creare musica magnetica e occultamente sinfonica si potrà andare avanti e godere delle meraviglie proposte.

Ogni loro produzione andrebbe provata, sviscerata minuziosamente sino alle ossa per poter arrivare ad assaggiare il prelibato e prezioso succo inerente. C’è sempre voluto tempo con i loro album, non è segreto, con quelle orchestrazioni quasi mai immediate ma terribilmente suadenti, vera leccornia per appassionati, coraggiosi o “romantici” di turno.

Una volta presa la copertina in mano è come se quel paesaggio oscuro e notturno diventasse realtà concreta, poi le vie di scampo saranno opportunamente sbarrate, e il symphonic black metal griffato Evilfeast potrà diventare indiscusso protagonista. Ci intrappolerà, cingerà, sputandoci fuori in condizioni “precarie e malconce”. E’ difficile riuscire a far capire la grandiosità di questa formazione a chi mai l’ha sentita prima, i brani sono generalmente molto lunghi, devastanti ma allo stesso tempo fortemente sinfonici. I polacchi concedono ben poche soste in proporzione ai minuti offerti (quest’opera arriva in punta di piedi all’ora e dieci), ma queste sono sempre ben calibrate, pensate perfettamente per aumentare la già esagerata quantità di pathos esistente.

Impossibile scherzare con loro, vietato abbassare la guardia anche sulle note introduttive, quattro minuti tastierosi come non se ne sentiva da tempo, raggelanti ed ipnotici. Con una partenza del genere il resto capirete bene che “verrà da sé”, le chitarre paralizzeranno al solo contatto, ed in breve tempo Fullmoon over the Eastern Woods diventerà brano impossibile da dimenticare.
L’alchimia sonora è perfetta, le sei corde sono aspre e fredde, e si fondono in un tutt’uno diabolico con scream (sofferto e magistrale cantore di autentico spirito black metal), tastiere (leggiadre, presenti ma non per questo dominanti) e quella batteria “sento/non sento” che in passato a fatto la fortuna della musica Emperor (primaria ispirazione della formazione polacca assieme ai primi Limbonic Art). Tradition – Heritage – Destiny è un tripudio aggressivo/sinfonico mentre The Wind & the Old Willows tocca l’animo nel profondo con il suo rallentamento a metà brano. Wolves of Hyperborean Frost e Summoning the Splendour Once Fallen (il finale che non puoi fare a meno di amare) sono gli ultimi “sacrifici” che ci separano da una situazione finale posta a metà tra il soddisfatto e l’assenza catatonica.

Non chiedetemi di scegliere un loro disco piuttosto di un altro, di fare inutili scalette di preferenza. Ogni loro prodotto va vissuto, interiorizzato nella giusta maniera e per mezzo de giusto spirito, solo in questa via potrete vivere della speciale dimensione che (pare) riescano a ricreare in totale semplicità. Wintermoon Enchantment è senza dubbio una delle uscite migliori della sua annata, ancora una volta gli Evilfeast mettono le nostre mani sul fuoco della passione, ancora una volta parlare di loro assume contorni da “imposizione”.

About Duke "Selfish" Fog