Eversin – Trinity: The Annihilation

Nuova bordata per gli italiani Eversin e il loro thrash metal dall’assalto “violento si, ma ragionato”. A seguirli troviamo ancora una volta la My Kingdom Music, etichetta che crede ciecamente […]

Nuova bordata per gli italiani Eversin e il loro thrash metal dall’assalto “violento si, ma ragionato”. A seguirli troviamo ancora una volta la My Kingdom Music, etichetta che crede ciecamente in loro sin dal debutto Divina Distopia (2010, la loro carriera era precedentemente iniziata sotto il nome Fvoco Fatvo). E c’è da dire che passo dopo passo la band di Agrigento sta ripagando alla grande la fiducia investita, il nuovo Trinity: The Annihilation sta fieramente li a dimostrarlo, senza paura e con l’audacia dei forti compressa dentro a note che bruciano di brusca e ruvida epicità (quest’ultima trasuda quasi come un’aggiunta al classico thrash metal tecnico americano). Il disco trasmette indubbio piacere, di quello “caratteristico” e subito inquadrabile, ma aldilà di questo -e del valore che ognuno di noi potrà riscontrare- si sentono subito le buone e sacre intenzioni, le cose belle date da un ascolto in grado di acchiappare ed attirare la necessaria attenzione (poco importa quanta, quando viene calcata in questo modo).

Il sound ha funzioni esplosive, aride e stordenti (perfetta per il titolo dell’album, ispirato al nome in codice del primo “test” atomico americano -datato 1945- fatto brillare in suolo messicano) tanto da non lasciare spazio a timide repliche, si sta con gli Eversin oppure no, l’equazione sarà tanto semplice quanto banale. Il disco è trascinante e privo d’ogni tipologia di fronzolo, se la miccia dovrà accendersi lo dovrà fare subito e senza esitazione, attendere sarà pressoché inutile. I lavori precedenti col senno del poi sembrano la preparazione alla detonazione definitiva data da quest’opera, opera che rappresenta un nuovo e potente rilancio capace di “aggiungere” senza rinnegare.

Su Trinity: The Annihilation spiccano senza dubbio le partecipazioni del mitico James Rivera e di Glen Alvelais (il primo contribuisce alla riuscita del brano Fire Walk with Me, il secondo invece puntella We Will Prevail), cose che danno quell’incentivo e dose di gusto in più al momento di tirare le somme. La tracklist agisce come un carro armato in piena azione, irrefrenabile l’opener Flagellum Dei fra riffing secco ed una aggressione vocale pronta a dare già tutto lo “stretto indispensabile” (l’andazzo viene subito spiegato). Fire Walk with Me si concede maggiormente senza mollare un solo grammo di “graniticità”, Chaosborn indica la via del classico inno da esibire come pezzo forte dal vivo mentre il compito di chiudere una scintillante prima quaterna spetta ai risoluti “scavi” di We Will Prevail. La seconda metà viene battezzata da Crown of Nails e dalle sue “disconnessioni” miste ad un lirismo epico capace di lasciare il segno, poi di seguito troveremo una Beneath an Atomic Sun da headbanging sfrenato, l’anthem puro Litanies of War (provate a schiodarvi di dosso quel refrain alla Slayer) e title track finale ad arare debitamente le particelle rimaste in circolazione (tanto classico quanto splendido il riff d’apertura).

Trinity: The Annihilation è straordinariamente coriaceo, classico album “da un respiro e via”, scorre bene, lascia i suoi segni e soprattutto non annoia in nessuna sua componente (ovviamente capirete subito se c’è qualcosa che non va nella sua “compattezza”, è sempre possibilissimo e già in principio per nulla nascosto), gli Eversin suonano la loro carica personale

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