Ever Circling Wolves – Of Woe or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Gloom

La Cimmerian Shade Recordings sa di certo come portare a casa prodotti fatti con i fiocchi e di incredibile sostanza. L’opera nuova -la seconda- dei finlandesi Ever Circling Wolves sta […]

La Cimmerian Shade Recordings sa di certo come portare a casa prodotti fatti con i fiocchi e di incredibile sostanza. L’opera nuova -la seconda- dei finlandesi Ever Circling Wolves sta esattamente li a dimostrarcelo. Una rocciosa forma che porterà a perdere per oltre un’ora fra trovate eclettiche e acute voglie di plasmare un sound viscerale ma quasi diretto rispetto a quello che si potrebbe pensare rivolgendo un occhio al paese di provenienza o alla corpulenta tracklist. Fra ritmi classic doom, impostazioni più estreme (più che altro dal comparto vocale) e arcane sensazioni epico/soffuse Of Woe or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Gloom rappresenterà il nettare ideale per chi è solito “prendersi i suoi tempi”. Saranno bandite fretta e velocità a favore di un inserimento opportunamente graduale che giocherà la sua partita più importante solo con l’insistenza (anche se i semi importanti vengono piantati subito). Insistenza che premierà l’ardito ascoltatore proprio sul gran finale, al manifestarsi della più lunga (15 minuti) These Are Ashes, These Are Roots, pezzo che lascia intendere le enormi potenzialità degli Ever Circling Wolves (da mettersi in ginocchio e chiederne ancora!).

La produzione non è di quelle mostruose ma lascia di sicuro la sua impronta viscerale, non gioca nel fare spiccare pulizia o componenti nello specifico, e ciò conferisce al disco degli Ever Circling Wolves un sapore antiquato e impastato quanto basta per godere di quelle fitte trame di cui si fa orgogliosamente portatore.

La prima Coeur parte in sordina prima di innalzarsi a dovere, Haunted diventa un monumento di decadenza schiacciante (scorgeremo l’apice sulla depressiva linea vocale pulita che ne conseguirà nei suoi ultimi momenti) prima di una scandita In the Trench, sorta di spartiacque, di linea di passaggio con una seconda parte se vogliamo “meditata”, inaugurata prima dalla autunnale strumentale Challenger Deep e proseguita dalla quieta nenia Deeper.

Gli Ever Circling Wolves con il loro doom esaltano appieno quella sempreverde voglia di malinconia nordica, te ne versano così tanta in un bel bicchierone che stenteremo nel trattenerla dentro la bocca con un sol sorso. Of Woe or: How I Learned to Stop Worrying and Love the Gloom è “tanto” e non spreca mai nessuno dei suoi serafici minuti, cosa importantissima quando si giostra la partita su durate dilatate. Potete prendere alcuni nomi famosi e altri meno della scena doom finlandese (Swallow the Sun, Dolorian, Unholy ai quali affiancherei gli svedesi Forest of Shadows per certe soluzioni) ma ne scorgerete solo alcuni tratti e sapori di volta in volta, mai niente di assolutamente certo.

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