Epheles – Je Suis Autrefois

Capita che certi gruppi te li dimentichi completamente, e il loro “splendore passato” torna a rivivere appena ti ritrovi per le mani un nuovo quanto inaspettato disco. Fu questa la […]

Capita che certi gruppi te li dimentichi completamente, e il loro “splendore passato” torna a rivivere appena ti ritrovi per le mani un nuovo quanto inaspettato disco. Fu questa la reazione che scatto, che ebbi ai tempi di Je Suis Autrefois, il ritorno dell’effimera malvagità chiamata Epheles (proveniente dalla Francia), l’essenziale spirito misantropico che tornava a bussare alla porta, pregno di quell’atmosfera antica, perforante e ferale che solamente in pochi possono veramente eguagliare. In Francia tante buone formazioni si sono fatte notare (anche per mezzo di lavori che meritavano infine qualche elogio sperticato di meno) nel corso degli anni, quello che non riesco a spiegare è la quasi completa indifferenza nei confronti degli Epheles, eppure non ci vuole molto a capire la superiorità “nascosta” nella loro musica (ops, mi sono risposto da solo). Superiorità che torna a manifestarsi su livelli d’assoluta autorità in scia a questa meravigliosa creatura.

Je Suis Autrefois è un viaggio tanto oscuro quanto freddo, dai tratti malvagi e in qualche modo pure “macchinoso”. Due spezzoni strumentali posti in apertura e al centro aprono a quattro canzoni complessive taglienti e seducenti quanto lame sporche di sangue, quattro canzoni che non tarderanno a riaccendere quel speciale focolare, e chi aveva perso le speranze di ritrovare quella speciale eccellenza fatta black metal.
I tratti della loro musica verranno presto delineati, captate l’atmosfera notturna e misantropica dei primi Emperor (gli Epheles usano le tastiere, ma in maniera meno ingombrante e più “criptica”) e mischiatela con la tipica rudezza del “made in France”, il responso vi sussurrerà in maniera semplice e diabolicamente efficace. Non sarà difficile entrare in sintonia con i quattro lunghi brani proposti, la loro forza agisce in maniera istantanea, producendo illimitate dosi di gelido feeling. La produzione poi contribuisce a creare un ideale clima tempestoso, sensazioni fredde, laceranti ed apatiche ci sommergeranno per tre lunghi quarti d’ora, e quando tutto sarà finito sarà molto difficile riabituarsi al decorso della normalità (sono queste le sensazioni che restano dentro, consegnando dischi specifici al nostro universo interiore).

Massacrante, bestiale e marcia Les murmures du silence, una canzone che lascia il segno creando da subito una sorta di “dipendenza-istantanea-cronica”, grazie alla sua inesauribile carica persuasiva. Si resta completamente rapiti e avvolti dentro un manto tenebroso, composto da momenti di pura raffinatezza (sia quando offendono, sia quando cingono oscuramente), batteria cruda e spartana ed un cantato odioso e sibilino. Il ritmo diventa funereo ma non si lascia mancare dosi di carica, epicità e violenza, tutto questo è semplificato da Ne meurs jamais (quando il tempo segna meno due minuti alla conclusione non potrete fare a meno di produrre ettolitri d’incandescente bava), ma poi arriva lei, la canzone che da il titolo all’album, quasi sicuramente una delle tre migliori canzoni black metal dell’anno 2011, impossibile trovare le parole giuste per descrivere una composizione del genere, si resta sballottati in una dimensione sconosciuta per un (fortunatamente) interminabile quarto d’ora. Non c’è mai voglia di riprendersi da momenti del genere, momenti che ti segnano profondamente nello spirito, momenti di “vuoto”, nei quali verremo depredati e riempiti da tutti i ricordi possibili ed immaginabili. Si può solo metterla su e aspettare l’erosione dello scorrere delle lancette, ancora e ancora, ripetutamente.
Andava già bene così, tutti soddisfatti, felici e contenti, ma gli Epheles volevano lasciarci con un ricordo indelebile, trasportato trionfalmente da Les pleurs obscurs, inossidabile perla di oscura ed instabile ombrosità.

Non si può pensare di aver ascoltato il meglio di questo 2011 senza aver ascoltato prima Je Suis Autrefois, i formati sono entrambi ghiotti, digipack o vinile (limitato a 300 copie), a voi-come sempre- l’ardua scelta.

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