Enshadowed – Magic Chaos Psychedelia

Tornavano al full-lenght a dieci anni dal secondo Intensity gli ellenici Enshadowed (nel mezzo tanti split e uscite considerabili “minori”), lo facevano in maniera diretta, una maniera che segue poco […]

Tornavano al full-lenght a dieci anni dal secondo Intensity gli ellenici Enshadowed (nel mezzo tanti split e uscite considerabili “minori”), lo facevano in maniera diretta, una maniera che segue poco l’operato della propria terra prediligendo posizioni ben più a nord sulla cartina geografica. Magic Chaos Psychedelia è senz’altro un buon album, il suo unico rischio sarà quello di rimanere rinchiuso, riservato a vita “agli addetti ai lavori”, perché la prima impressione che si ha è quella di un qualcosa di maldestro e fine a se stesso. Invece una volta andati oltre i cliché il tutto assume una forma intrigante, capace di conferire i suoi discreti frutti alla distanza.

Il black metal degli Enshadowed suona volgare e veloce come quello di Marduk ed Enthroned, viene poi agghindato d’atmosfere blasfeme, divulgazioni che possono richiamare principalmente a Behemoth e gentaglia polacca varia.
Il sound si rende quindi tagliente e diretto (a tratti forse un poco superficiale e freddo, anche se l’impatto rimane il fine primario della formazione), restando continuamente alla ricerca del cosiddetto “omicidio perfetto”. Noi rimarremo li, sospesi e scossi da continue “coltellate”, colpi che fanno dannatamente male quando arrivano a destinazione.
La forma del sound è compressa e asettica, la voce malefica all’ennesima potenza, grondante odio e black metal da ogni lato sporgente. Magic Chaos Psychedelia vede la sua forza esprimersi nell’insieme, se andremo ad analizzare l’album brano per brano troveremo difatti ben poco da dover ricordare a lungo. I pezzi se accavallati in successione rendono meglio quella particolare sensazione di “sporco e diabolico” che alla fine delle cose rappresenta il vero “trionfo” del disco.

Esempio perfetto è il crescendo delle prime tre canzoni in scaletta, Stary Throne Of It parte un pochino così, ma senza di essa la seguente Is Venit Ex Abyssus non sarebbe la stessa e il discorso si amplifica pure alla terza Black Holes, Death Planets (uno di quei titoli che ti rimane dentro), vincente nei suoi percorsi rarefatti e proposti “a spirale”.

Ma il disco non smette mai di “colare” materia infernale, il flusso è praticamente continuo e passa attraverso le frustate rispondenti ai nomi di The Scenario e Surrealistic Shade of Color Black (un rituale affascinante, fanno bella presenza momenti più armonici che ritroveremo anche in conclusione). Quando ci troveremo di fronte a Dethroned capiremo più o meno il segreto del disco, in due minuti fulminei si raggiunge la perfetta alchimia distruttiva che andrà a sfumare nei tre pezzi di lunga durata rimanenti. Inner Psy-Trip possiede diverse situazioni interessanti che la rendono quella più particolare e avvincente del lotto, The Dual Hypostasis Of Nihil sembra invece aprire i cancelli dell’inferno, blasfemia a palate, fra declamazioni varie e riff che trascinano l’ascoltatore come una calamita (è diventata anche la mia favorita). La title track è semplice “inquietudine”, striscia via sofferente (vedi annesso momento alla Dead Can Dance) e mette in risalto ancora una volta la buona prestazione vocale di Serpent, abile nel calarsi “in più parti”. Quando un pezzo strano, lento e contorto riesce ad essere più diabolico di quelli sparati a mille all’ora vuol dire che stai facendo il tuo buon lavoro.

Si va sull’usato sicuro con gli Enshadowed (sempre che la ricerca dei capolavori non sia per voi ossessione), ma fate attenzione perché potrebbe deludervi tanto facilmente da non rendervene nemmeno conto.

About Duke "Selfish" Fog