Ennui – Al fin di mostrare di non sapere cosa alcuna

Sensazioni lasciate libere a vagare, pronte a fuggire senza che nessuna regola venga loro imposta. Al fin di mostrare di non sapere cosa alcuna è il primo prodotto degli Ennui […]

Sensazioni lasciate libere a vagare, pronte a fuggire senza che nessuna regola venga loro imposta.

Al fin di mostrare di non sapere cosa alcuna è il primo prodotto degli Ennui (sestetto orbitante nella zona di Sanremo), forte di quattro pezzi capaci di non dare mai una precisa o definitiva collocazione. Rifiutano la “solidità” per attuare la loro particolare missione di “modifica dell’umore”, rimbalzano adorabilmente in maniera imperfetta ma completamente sincera cercando di stabilire un ponte tortuoso (sinuoso nei tratti ma con qualche bello spigolo messo in evidenza) come unico tramite emozionale.

La voglia di fare che trabocca, le acerbità pronte ad innescare “contratti a pelle” e simpatia, un gusto lesto nel far filtrare tiepidi raggi primaverili. Saranno diverse situazioni ad attenderci (passaggi che vanno dalla riflessione allo sfogo), alcune produrranno uno strano stallo, ma non c’è di che preoccuparsi perché a questi ragazzi piace mescolare situazioni con la consapevolezza che gli sbagli fanno parte del gioco, vanno praticamente ad affrontare la parola “azzardo” senza il benché minimo bisogno di salde protezioni. Il risultato parla molto chiaro, molto di più delle “sembianze” particolari che assumono i loro pezzi, solo in apparenza ciondolanti, spostati continuamente da un posto all’altro, da un preciso umore ad un altro, fra cui spiccano una mal celata serenità (il senso d’incombenza ne dirige le sorti) improvvisa rabbia e languido pessimismo.

Luminoso post rock, sono spennellate tinte di malinconia quelle della strumentale Flash Diving, sorta di introduzione per Giacomo, pezzo che non tarderà nel fare bella mostra di ferite e “confusioni” (piano e voce duettano “scontrandosi” con una grazia tutta loro). Alba Posticcia si prende i miei favori grazie a fattori quali trasporto e imprevedibilità, uniti tanto per gradire ad aspetti viscerali chiaramente palpabili (la voce potrà non convincere nella moltitudine dei suoi passaggi -qui o altrove- in generale la vedo come l’unico aspetto sul quale focalizzarsi) mentre Martedì chiude la mezz’ora con scenari illusoriamente candidi ed evanescenti (quando l’habitat sarà adeguatamente creato, ecco che giunge lo scossone pronto a scuotere) lasciandoci addosso ricordi appena passati e qualche pensiero sull’imminente futuro (nostro ma a questo punto anche quello degli Ennui).

Un pensiero su Al fin di mostrare di non sapere cosa alcuna va fatto o quantomeno ponderato, anche in virtù della bella confezione che lo avvolge (il colpo definitivo per alimentare lo sforzo definitivo). Renderà felici i feticisti del post rock più underground in circolazione, magari ancor più attirati dall’utilizzo dell’italiano nei testi. Non c’è da far altro che restare sintonizzati per vedere (ma soprattutto sentire) cosa succede.

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