Earth and Pillars – Earth I

Immagini attutite sotto un incedere melodico-impervio-anestetizzante. L’album primo del monicker Earth and Pillars si erge possente, con bocca spalancata ed un grido sofferto -ma muto- pronto a strozzarsi nella gola, […]

Immagini attutite sotto un incedere melodico-impervio-anestetizzante. L’album primo del monicker Earth and Pillars si erge possente, con bocca spalancata ed un grido sofferto -ma muto- pronto a strozzarsi nella gola, i suoi effetti li avvertiremo solamente dopo, in seconda battuta, e faranno così male da lasciare profonde ferite interiori. Il tempo sarà pronto a dichiarare resa, i minuti finiranno con il contare poco o nulla, saremo spostati, manipolati unicamente da sensazioni distaccate, grigie e nebulose, trascinati sulla punta di una valanga “incolore” e dannata, incapace di trovare un punto d’impatto sul breve termine.

Il black metal degli Earth and Pillars gioca solo con “l’ascoltatore giusto”, cerca e trova subito la necessaria seduzione grazie ad un senso del tatto a dir poco efficace. Quest’entità italiana ripone ogni cosa al suo posto in maniera ordinata (la confusione aleggia ma non comanda mai), plasma di fatto una possibile “tormenta ideale”, un turbine emotivo che saprà fare pieno centro sulle anime cosiddette affini (per loro sarà nient’altro che un bellissimo “colpo di fulmine”).

La tracklist di Earth I si snoda attraverso quattro passaggi, il primo avrà “solo” il compito di introdurci con pochi minuti dark ambient, di accompagnarci dentro il vero mondo degli Earth and Pillars che inizierà a svelarsi a partire da quella splendida bufera di minuti 17 chiamata Rivers. La produzione è un guanto pronto a racchiudere ogni aspetto del sound, niente verrà “disperso”(neppure l’aspro aspetto vocale “nascosto”, praticamente un prezioso strumento spettrale posto in aggiunta) ma questo lo capirete appieno solamente con l’album sotto le orecchie (per quanto possa risultare “semplice” nella sostanza, resta compito arduo cercare di descriverlo da un qui a un lì) ed un contatto più che diretto e confidenziale.

Più cerco spunti sul come descriverlo più ricevo “pagine bianche” in risposta (altra migliore risposta: “ascoltatevi che razza di ingresso ci depone in grembo Lakes“). Per Earth I deve bastare solo il nome, il resto dovrà venire da se, con pura ed incondizionata fiducia sulla parola, su note in grado di imprimere coscienza al lieve tocco. Pennellate perfette ottenute sulla base di un black metal paziente, abilissimo nel disegnare margini lontani ma al contempo –in qualche modo- terribilmente vicini. L’isolamento, il “distacco” che ogni buon’anima vorrebbe ascoltare più spesso, l’Italia che torna a farsi sentire prepotentemente con un nuovo nome già pronto al “grande balzo.”

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