Dysrider – Bury the Omen

Esordio sotto Tenacity Music per gli svizzeri Dysrider, la band ci propone in cinquanta minuti un symphonic metal accorto e a modo suo fantasioso, attento a compiere alcune sortite in […]

Esordio sotto Tenacity Music per gli svizzeri Dysrider, la band ci propone in cinquanta minuti un symphonic metal accorto e a modo suo fantasioso, attento a compiere alcune sortite in campo estremo per quanto concerne la parte vocale maschile. Queste parti serviranno giusto come “appoggio” per la soave voce di Joëlle Graz (suoi anche alcuni interventi di violoncello), sempre pronta a portare il discorso su canali “angelici” che potranno senza dubbio ricordarvi a sprazzi band come Edenbridge, Epica o Leaves’ Eyes.

Bury the Omen è nella forma ineccepibile, ma devo pure ammettere che non è stato in grado infine di catturarmi al meglio. Sicuramente le buone volontà sono tutte presenti e facilmente riscontrabili, la musica scorre diciamo “senza increspature”, suonata ed espressa come si deve, ma chissà come mai i pezzi finiranno incanalati presto o tardi dentro un pericoloso vicolo cieco che mi impedisce di spiccare maggiormente con la votazione base. Il compito verrà portato a compimento (seppur blandamente), anche se la mancanza del  “potere di meravigliare” farà sentire una certa – e bisognosa- mancanza vitale (mi basterà citare a tal riguardo una Time of Decay, pericolosamente ininfluente da una parte o l’altra della barricata).

Non a caso l’apertura con Against Your Hold e title track riuscirà a generare la forza necessaria per proseguire, per insistere alla ricerca di altre pepite che potranno variare sulla base di ogni singolo approccio personale. Ad esempio farà bene la breve Witness Our Fall grazie ad un duetto scolpito a dovere e pure Story of Power riuscirà a fare “voce grossa” all’interno della tracklist.

Insomma i Dysrider esordiscono senza calcare troppo la mano. Il disco potrà venir bene a chi è solitamente schiavo di suoni “morbidosi” ed eleganti ma vuole cominciare a masticare curioso un certo approccio “ruvido” (partendo da lontano, pian pianino e solo dal lato cantato). Bury The Omen getta il primo semino della loro discografia, lasciandoci con l’amletico dubbio del bicchiere mezzo pieno/vuoto, in ogni caso starà a voi scegliere il responso più giusto alla vostra dimensione.

About Duke "Selfish" Fog