Dysnomia – Dysnomia

Cambio turno, cambio targhetta in territorio spagnolo. I Dark Eternity diventano i Dysnomia ed esordiscono a bruciapelo con un lavoro omonimo davvero molto interessante/elettrizzante. Sotterrare la propria personalità non è […]

Cambio turno, cambio targhetta in territorio spagnolo. I Dark Eternity diventano i Dysnomia ed esordiscono a bruciapelo con un lavoro omonimo davvero molto interessante/elettrizzante. Sotterrare la propria personalità non è una funzione a tutti congeniale, ci sono quelli a cui riesce bene e quelli che invece annaspano inutilmente, i Dysnomia (che appartengono di diritto alla prima categoria) fanno del death metal melodico la propria missione, ma non si fermano qui perché a loro importa -al momento- solo di una formazione nello specifico. Cercherò di dirlo una sola volta per bene e poi basta, perché non ho voglia di ripetere il nome Dark Tranquillity ad ogni riga (bisognerebbe in realtà farlo, sentire per credere), per sottolineare dato passaggio generale, dato riff, tale spaccato di tastiera (meno ricercati o più “banali” se preferiamo) o inserimento vocale, qui tutto è assoggettato all’arte della formazione svedese e a quello che è lentamente diventata nel corso della sua carriera. Ovviamente se ritenete quest’ispirazione già troppo ripetitiva di suo sarà inutile perdere tempo ed energie con il debut Dysnomia. Ma se il continuo “recitare” i panni di un altra “cosa” non vi procura danni evidenti, un giretto a questi 37 minuti potrete anche concederlo, perché in fondo la freschezza che si registra è ben più marcata rispetto al mero aspetto “scopiazzato” di partenza.

L’aspetto “fluidità” è qui dominante e regnante, le canzoni (8+2 strumentali) si susseguono senza dare mai l’impressione di cedimento, è altresì vero che arrivano a somigliarsi molto, ma alla fine il problema sarà senz’altro superato grazie alla capacità della formazione spagnola di colpire senza sosta unita alla “farcitura” melodica costante (equilibrata e sempre vincente, quasi stento a crederci). Sembra davvero di essere al cospetto di qualche nuova band proveniente dalla Svezia, ma così non è, e questo sotto-sotto rende ancor più omaggio e lustro ad un prodotto che richiede solo la sua piccola e umile chance.

Si accende il flusso con Let the Spark Ignite, la lucentezza si fa subito evidente, mentre il percorso sarà puntellato da sole e continue soddisfazioni. Sarà un arduo compito cercare di ergere qualche canzone sopra un altra (poi magari ci riuscite pure, a questo turno io mi levo via), occhi e orecchie vedono solo un rapido continuum che vede nell’equilibrio il suo punto dominante (unica “variazione” una voce femminile in affiancamento su Baptized in Rain). Ogni canzone è proposta così bene che ti fa dimenticare immediatamente quella precedente, poi però fai mente locale, le metti assieme, e scopri che si equivalgono tutte perfettamente. Ogni naturale tentativo di fare “figli e figliastri” sarà prontamente scacciato, anzi, mai sinceramente contemplato. Assurdo ma vero.

E’ ancora possibile creare o articolare su formule già utilizzate, basta armarsi della giusta luce per farsi poi baciare -magari anche fortunatamente, non importa- dall’ispirazione. I Dysnomia ci sono riusciti, badando prima al sodo per poi “stupire” accuratamente laddove necessario. La semplicità la farà da padrona (facilità d’ascolto che va a braccetto con la scorrevolezza) anche grazie ai sicuri colori ottenuti in sede di produzione, colori nati agli Ultrasound Studios portoghesi e passati successivamente di mano a Ettore Rigotti qui in Italia.

Parlando di melodic death metal, a volte spostare l’obiettivo del proprio cannocchiale dai luoghi più “scontati” potrebbe comportare piacevoli sorprese. Questo disco sarà quasi sicuramente una di queste, sicuri di volervelo perdere?

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