Druid Lord – Hymns for the Wicked

Si può creare una miscela sonora dannatamente doom senza perdere di vista il maleodorante filone death metal? La risposta è positiva ed arrivava nel 2010 grazie all’esordio marchiato Druid Lord. […]

Si può creare una miscela sonora dannatamente doom senza perdere di vista il maleodorante filone death metal? La risposta è positiva ed arrivava nel 2010 grazie all’esordio marchiato Druid Lord. Non c’è una linea di confine da non dover valicare come di solito accade per le proposte doom/death, qui tutto è mischiato in maniera tale da confondere l’ascoltatore voglioso d’etichettare ossessivamente ogni proposta sonora. I Druid Lord suonano come dei Cathedral corrosivi o come Autopsy e Asphyx dei soli momenti pachidermici (senza dimenticare la lezione primaria impartita dai Celtic Frost). Una formula pronta a corrodere, sarà impossibile riscontrare una corrente “dominante” lungo questi trentacinque scanditi minuti .

La copertina faceva presagire l’imminente leccornia, quel bianco e nero classicamente anni ’80 che un tempo avrebbe fatto spiccare Hymns for the Wicked fra decine di titoli (a maggior ragione ancora oggi farebbe la sua “orrida” figura). Se poi pensiamo ai “vecchietti” operanti dietro al monicker Druid Lord cominciamo pure a capire di come il disco non sia affatto frutto del caso. Tony Blakk (Diabolic, Acheron, Equinox) per voce e basso, Pete Slate (Incubus, Acheron, Equinox) alla chitarre e Steve Spillers (Equinox) alla batteria, sono pronti a dimostrarci la loro totale devozione nei confronti di una causa sempre più immortale.
Non potevano mancare sparse sensazioni “horror” a rafforzare il tutto, altra arma vincente e collante definitivo per le varie sfumature. Sono blocchi sulfurei i sette brani (più un breve intermezzo) di Hymns for the Wicked, sette monoliti di classe e devozione. Impossibile farne ergerne uno su altri, sono tutti belli in egual misura, partendo dalla trascinante opener Chamber of Ghastly Horror, passando per la magica ed impervia Witchfinder (incantevole il rallentamento poco dopo i tre minuti), la ritmica Castle of Count Sadist, l’interpretativa Awaken by the Dead (da sottolineare l’accelerazione finale), o la pesante essenza di Baron Blood. Ma anche l’epica Gorgon Witch e la conclusiva Circling of Vultures sono tutte facce positive di un’unica “muffosa” medaglia.

Non si sbaglia mai nel seguire la ricetta della torta della nonna, alla stessa maniera non si sbaglia nel riporre fiducia sull’esordio Druid Lord. Materiale comprovato e certificato alla categoria “antiquariato” e quindi pregno di quel bel sapore antico che può fare solo bene ascoltare. Stampe su cd e vinile e ristampe postume già effettuate, quando ho bisogno di far brillare gli occhietti poggio lo sguardo sulla mia in vinile, fa sempre il suo sporco e beato effetto.

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