Dragonhammer – Obscurity

Prosegue la storia in casa Dragonhammer e io non posso evitare di cadere vittima di ricordi. Correva l’annata 2001 e un disco dal nome di The Blood of the Dragon […]

Prosegue la storia in casa Dragonhammer e io non posso evitare di cadere vittima di ricordi. Correva l’annata 2001 e un disco dal nome di The Blood of the Dragon faceva ingresso nel piccolo ma affollato e solido mercato del power metal. Il suddetto era un lavoro ancora acerbo, ma di quell’acerbo che non potevi evitare di apprezzare, pieno com’era di voglia di fare e di intraprendere un certo percorso che viveva il suo “boom” proprio in quegli anni.

E fra lo scorrere implacabile degli anni i Dragonhammer hanno sempre saputo come cogliere l’attimo giusto, senza mai strafare, pubblicando solo quando era giunto il momento propizio per pubblicare qualcosa di nuovo, tanto che oggi possiamo essere qui a parlare della quarta fatica su lunga distanza intitolata Obscurity. Ci sono formazioni che non puoi fare a meno di ricordarti ma che purtroppo hanno appeso idee e strumenti al chiodo da tempo, altre –come i Dragonhammer– sono ancora qui, e di tanto in tanto fanno spuntare la testa dal terreno riuscendo a costruire lavori sempre piacevoli e interessanti. In tal modo nacquero Time for Expiation (2004) e The X Experiment (2013), oggi fa lo stesso Obscurity, un disco in grado di crescere con gli ascolti e capace di mescolare ulteriormente le pedine di una discografia così lineare nel valore che il solo pensiero di una classifica interna mi darebbe da pensare per giorni e giorni senza raggiungere un’effettiva coerenza di preferenza.

E così si finisce che: “oggi si ascolta questo, domani quello in sovrappensiero”, di quante discografie possiamo dire altrettanto? Ci sono sempre lavori tanto belli da venire scelti a priori in modo automatico, oppure così brutti da venire puntualmente evitati, ben vengano dunque le discografie in stile Dragonhammer dove la scelta viene azzerata a favore del puro istinto. Quattro capitoli, sapori differenti a seconda dell’epoca ma tutti figli degli stessi istinti o della gradazione di qualità distribuita.

Il nuovo Obscurity esce sotto My Kingdom Music (come il precedente) e vede snocciolate nove canzoni più intro per una durata totale di circa tre quarti d’ora. Il disco appare solido fin dal primo giro, la lingua parlata è quella di una raggiunta ed ormai stabilizzata maturità, cosa che comprendi in modo definitivo quando ti ritrovi in testa alcuni refrain a giorni di distanza dall’ultimo passaggio (mi sto riferendo a Under the Vatican’s Ground e The Town of Evil).

Una produzione rocciosa si abbandona sulle note di The Eye of the Storm (da iscrivere all’albo delle opener ideali), canzone abile nel mettere subito in risalto la voce potente ma dai rivoli malinconici del “solito” Max Aguzzi. L’hard oriented Brother Vs Brother spezza convinzioni lasciando intendere che nulla dovrà essere considerato “scontato” all’interno di Obscurity, sensazione che impareremo a conoscere attraverso le pagine successive. Con efficace velocità affronteremo l’epica Under the Vatican’s Ground, la snella, veloce ed essenziale The Game of Blood e la melodicamente oscura The Town of Evil (con un grande connubio strofa-ponte-ritornello). La coda di Obscurity inizia con il mid-tempo Children of the Sun (altro ispirato refrain accompagnato in quel modo dalle tastiere), passa attraverso la Rhapsodiana Fighting the Beast e la dolce Remember My Name prima di salutare sulle note della quieta cavalcata title track.

I Dragonhammer con Obscurity timbrano la loro conferma, gli affezionati non potranno far altro che muoversi a riguardo e ringraziare. L’Italia del power metal che resiste!

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