Dragobrath – WhisperHerbs

Allo stato attuale WhisperHerbs rappresenta -purtroppo- il canto del cigno per gli ucraini Dragobrath, la formazione decide di abbandonare le scene con un disco di incredibile valore, un completo trionfo […]

Allo stato attuale WhisperHerbs rappresenta -purtroppo- il canto del cigno per gli ucraini Dragobrath, la formazione decide di abbandonare le scene con un disco di incredibile valore, un completo trionfo dopo tre lavori ferali (almeno per chi vive e respira black metal di stampo est europeo con passione e continua dedizione). I Dragobrath sono difatti da sempre cantori di tradizioni e battaglie, di amore per la propria terra, un amore forgiato ed alimentato con fuoco, freddo e grosse dosi d’orgoglio. Ogni loro produzione rappresenta una lunga ed intensa emozione, alla fine ad avvolgermi resta una sorta di “eterna indecisione” su quale loro disco sia il migliore, pensarne uno piuttosto che un altro è solo un timido gioco dovuto, giusto un mezzo per stare a dire qualcosa piuttosto di un’altra.

Ma una cosa si può dire con certezza, WhisperHerbs è il disco più “tradizionalmente folk” della loro discografia, Synevir avvicina in maniera ancor più marcata la sua band a quella dei Kroda (gruppo nel quale ha suonato) e al “successo” musical/grafico che ne consegue (mentre aleggia come sempre lo spettro dal nome Drudkh).
L’assorbimento di questa musica dovrà essere totale, uno smarrimento dei sensi non così difficile da trovare, ma sarà necessario per non dire essenziale viverlo a dovere a tutto “cuore e spirito”. Queste note sono suonate appositamente per toccare i punti cardini delle sensazioni più trionfali, “carnali” e naturalistiche, tutti aspetti nascosti a dovere dentro ognuno di noi. Se WhisperHerbs riuscirà a stuzzicare i nodi giusti avrete certamente di che gioire, perché i sei brani sono tutti belli in ugual misura, non ammettono cedimenti o lievi cali strutturali, l’album è come una linea retta priva d’ogni sorta di esitazione, una linea tracciata con forza e costanza lungo tutto il tragitto.

E’ proprio un tragitto quello che andremo a sviscerare (si spera) con cura, come se di colpo ci trovassimo immersi nella natura più selvaggia e arida, scossi di fronte alle ripetute meraviglie prima trattate e poi carnalmente vissute.
Il tempo modella la creazione e allo stesso modo agisce sulla musica dei Dragobrath, intensa melodia e spirito selvaggio sono ingredienti che si elevano alle massime espressioni possibili nella opener Night is Crawling and Gulps Herbal Milk, perfetto specchio “vorticante” di ciò che sentiremo dopo. Il trasporto è essenziale nella musica degli ucraini, e ogni nuova canzone lo ribadisce con cura certosina. Non aspettatevi produzioni scabrose o volutamente spartane, i Dragobrath suonano bene e puliscono altrettanto bene l’uscita dei loro strumenti (anche la sezione folkloristica viene esaltata in maniera adeguata ad ogni nuovo intervento), praticamente la musica esce fuori cristallina come l’acqua più pura e luccicante, o come i confortanti raggi di un sole di mezzogiorno. Cover the Earth with a Rainkisses è semplice ed essenziale poesia d’enfatico trasporto mentre la title track crea una atmosfera che definire sublime sarebbe dir poco (l’inizio è un qualcosa di terribilmente intenso).
Le canzoni durano tutte almeno otto minuti, quindi preparatevi le necessarie provviste perché l’immediatezza non piazzerà mai le proprie tende. Ripeterei gli stessi termini lusinghieri anche per le restanti Heather Strongholds (interpretazione ed intensità disumane), Along the Boundless Elbowroom of Fields (quella in qualche modo più “zigana” del lotto) e Celestial  Glass Beads, ma vi basti sapere (come già detto in precedenza) che il livello non calerà mai, e chi vorrà essere rapito non riceverà alcuna delusione. I Dragobrath si ergono per il loro percorso finale dando tutto, si regalano e regalano a chi di dovere un album da tirare fuori ripetutamente, con addosso la contentezza della prima volta.

Mind, body, spirit.

About Duke "Selfish" Fog