Draconian – Sovran

I Draconian sono ormai considerabili -a tutti gli effetti- come autentici “maestri” del mestiere nel selciato gothic-doom, dopo anni di duro lavoro e trattamento delle giuste ispirazioni. Fautori di lavori […]

I Draconian sono ormai considerabili -a tutti gli effetti- come autentici “maestri” del mestiere nel selciato gothic-doom, dopo anni di duro lavoro e trattamento delle giuste ispirazioni. Fautori di lavori qualitativamente “esagerati” arrivano a non risentire neppure dell’importantissimo cambio di voce femminile (doloroso per quanto mi riguarda fare a meno di Lisa) , accogliendo di fatto la candida voce di Heike Langhans. Il discorso a tal proposito risulta davvero semplice, da una parte abbiamo la “personalità” impressa nella mente della voce della Johansson, ora ritroviamo invece tecnica e leggiadra pulizia con Heike. In base a come siamo soliti ascoltare musica, “vibrazioni” o quant’altro sia ad essi collegato preferiremo l’una a discapito dell’altra, in ogni caso per quanto adori la voce di Lisa devo ammettere che la scelta di Heike è stata ben ponderata, il giusto “passaggio” per andare avanti e “progredire” secondo il loro usuale linguaggio. Aspettatevi quindi i soliti Draconian anche se bisogna dire che Sovran riesce a stabilire un paletto immaginario capace di guardare “oltre”,così li riconosceremo subito, ma allo stesso tempo riusciranno in qualche modo a dipendere meno dai grandi nomi dai quali hanno sempre attinto. E’ un discorso che non guarda a valori e “scalette” di preferenze (si sa, rimuovere alcuni ricordi legati a determinati album sarà sempre impossibile), è solo una sensazione di “maturità” che ho recepito lungo l’ascolto.

Sovran scorre davvero molto bene e fa eccezione solo per il “comparto centrale” (ed autentico cuore dai battiti volutamente rallentati) formato dal duetto No Lonelier Star e Dusk Mariner, penso che le due canzoni finiranno inevitabilmente per determinare la sorte del disco, fungendo come ideale bilancia per ogni singolo risultato personale (la forza con la quale si entra nel mondo Draconian sarà a tal punto cruciale, io ci sguazzo, ma non è detto che sia così per tutti, la situazione sarebbe da analizzare “caso per caso” giusto per fare statistica).
Ogni inserimento vocale è preziosissimo, curato quanto un’opera teatrale, se possibile con maggior accuratezza e precisione rispetto al passato. Parte da questo aspetto la grandiosità di Sovran, dalla sua “corazza” apparentemente non attaccabile. Ogni canzone è un gioiello lineare e paziente, i nostri non pensano neppure di sconfinare in territori catchy (il che rende loro assoluto onore), confermando a più riprese la loro volontà di rimanere inossidabili, perfettamente ancorati alla metodologia che li ha prima creati e poi “affermati”.

Si può evincere di come Sovran parta e finisca alla grande, molto facile che le doppiette Heavy Lies the Crown/The Wretched Tide (che razza di ingresso, la prima è pura perfezione, la seconda detiene –forse- gli intrecci vocali migliori del tutto) e Rivers Between Us/The Marriage of Attaris (provate a non versare lacrime sul cantato pulito di Daniel Änghede sulla prima menzionata) risultino come preferite insindacabili di tanti. Ma la fortuna dell’insieme sta proprio nella rimanenza, su pezzi comunque ineccepibili come Pale Tortured Blue (che ci inchioda con i suoi archi), Stellar Tombs (classica, spinta, dolce) o Dishearten.

Affrontare il discorso Draconian è diventata una “banalità”, farebbe certamente più notizia un loro disco sottotono, ma per quello –mi sembra chiaro- bisognerà ancora attendere. Presentarsi così dopo quattro anni d’attesa è da “leader del settore”, non c’è nulla che tenga, Sovran va assolutamente assorbito (quiete e clima idonei accresceranno ulteriormente il suo valore).

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