Downfall of Nur – Umbras de Barbagia

Ci sono “fenomeni” in grado di prendersi i favori del pubblico senza il bisogno di proferire la minima fatica, fenomeni capaci di destabilizzare, intrigare ed appassionare inaspettatamente, tanto da formare […]

Ci sono “fenomeni” in grado di prendersi i favori del pubblico senza il bisogno di proferire la minima fatica, fenomeni capaci di destabilizzare, intrigare ed appassionare inaspettatamente, tanto da formare subito una coltre di rispetto aldilà magari di una scorza ancora acerba. E’ il caso del progetto italo/argentino Downfall of Nur e del suo disco di debutto intitolato Umbras de Barbagia, accolto a dir poco “prodigiosamente” dal suo diretto bacino d’utenza.

Ma ci mancherebbe l’album è realmente valido, l’unica “pecca” è che non sono riuscito a sentirci dentro “l’unicità”, o meglio, quelle melodie capaci di innalzare un prodotto ad immortale caposaldo del periodo/momento o giù di lì, qualcosa insomma che possa venir ricordato per lunghi anni a venire. Ma se poi andiamo a vedere e a prenderlo per ciò che è (ovvero: “solamente un ottimo disco d’esordio”) capiremo come Umbras de Barbagia il suo “mezzo miracolo” riesca infine a farlo, oltre l’eccitazione del momento ed oltre le possibili delusioni date dal manifestarsi di impreviste aspettative. Io mi inserisco nel mezzo di queste immaginarie “fazioni”, se da una parte posso affermare di non essere rimasto completamente stregato dall’altra non posso neppure evitare di spendere elogi per un disco che il suo riesce comunque a farlo (e a darlo).

Il progetto Downfall of Nur avvolge su binari scanditi e lineari, usando armi come la ripetizione o lo ripartizione di tempistiche “poco immediate” (ma solo a causa della loro lunghezza se staremo bene attenti). Umbras de Barbagia muove le sue trame in territorio black/folk metal, mentre liricamente verremo proiettati in Sardegna e nel suo particolare decorso storico. Un chiaro richiamo alle proprie origini, ai veri sentimenti “terreni”, trasportati naturalmente da “motivanti” desideri ancestrali.

Si cercano il distacco, la riflessione e l’effetto “trasporto”. Le note fluttuano con solo un accento di ostacolo, mentre un’aspra voce penserà a pungere, a consegnare il prodotto a chi è solito muoversi in territori nascosti e chiaramente underground (per molti potrebbe diventare un ostacolo insormontabile). Coesistono voglia di colpire unitamente a quella di voler sorprendere, ma per il responso finale molto dipenderà da quale componente riuscirà a prendere il sopravvento in noi.

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