Dornenreich – Flammentriebe

Questa recensione è talmente di parte da far schifo, ma volevo assolutamente dare spazio al mio personale disco dell’anno 2011. Gli austriaci Dornenreich hanno saputo coltivare con la necessaria pazienza […]

Questa recensione è talmente di parte da far schifo, ma volevo assolutamente dare spazio al mio personale disco dell’anno 2011. Gli austriaci Dornenreich hanno saputo coltivare con la necessaria pazienza una discografia “mostruosa”, dagli inizi alla svolta acustica che li ha definitivamente consacrati, ma se prendiamo in esame l’intera discografia possiamo notare una classe rilucente, un cerchio che andava a chiudersi grazie a consolidate formule con l’ennesimo capolavoro intitolato Flammentriebe. Questo capitolo è pura-burrascosa poesia, pieno di classe “sovrumana”, una classe che non avrà mai bisogno di facili melodie o semplici/scontate costruzioni. I Dornenreich suonano un metal estremo raffinato, facendo fiorire sentimenti sopiti, nascosti chissà dove. Malinconici, romantici all’eccesso, teatrali, la ricetta è di così alto spessore che non riesco nemmeno a spiegarla per bene. Flammentriebe è un percorso tortuoso e pieno di sorprese, una costante “ispirazione sentimentale” pronta a lasciare segni indelebili nell’anima. E’ incredibile constatare la capacità dei nostri di tornare qui ad una certa potenza/ruvidità (ma non aspettatevi un completo ritorno al passato), senza perdere nulla della loro tipica “naturalità” o di quell’essenza che avevano “aggiunto” perfettamente sulle ultime opere.

Ad accoglierci è l’ennesima copertina riuscita, colori caldi dominanti che sono il perfetto specchio di ciò che andremo ad ascoltare e consumare, mentre non faranno mancare la loro presenza (anche se in minima parte) spezzoni “freddi” e introspettivi. Il maggior pregio della musica marchiata Dornenreich è quello di avvolgere l’ascoltatore lentamente, riuscire a tenerlo lì anche dopo diversi e ripetuti ascolti. Saremo in tal modo stregati dalla “bellezza superiore”, ci troveremo a domandarci come sia stato possibile non percepirla istantaneamente. Le canzoni presenti in Flammentriebe presentano una spiccata elettricità, solo in un paio di occasioni però si accelera completamente colpendo con violenza. Il resto del tempo è un continuo “lavoro ai fianchi”, incessante, intenso, poetico. Ad accompagnare la classica strumentazione elettrica troveremo il violino (che non sbaglia un inserimento uno, tutti si scolpiranno presto o tardi nel nostro cervello), assolutamente divino, capace di accrescere quel sensazionale “sentimento interno” che mi è impossibile da descrivere a parole. Vorrei parlare per righe e righe di ogni singola canzone ma in questo modo finirei a sminuire un disco che merita totale attenzione da cima a fondo. Flammentriebe invece è perfetto, completo nella sua bellezza e non c’è un solo passaggio (o minuto, o secondo) che non meriti la necessaria e massima attenzione.

Mi preme solo ricordare l’inizio e la chiusura del viaggio, con Flammenmensch irrompono forza e caratteristiche “d’avvolgimento” mentre la conclusiva Erst deine Trane loscht den Brand ci regalerà momenti commoventi accarezzandoci con leggiadra intimità.

Purtroppo (o fortunatamente) questo tipo di musica non “toccherà” tutti al medesimo modo. Io ovviamente spero che possa piacere anche solo la metà di quello che piace a me (il che significherà comunque tanto credetemi) Ascoltatelo, ancora ed ancora, e se le cose non dovessero andare bene ascoltatelo un’altra volta, e poi cercate, scovate l’arte musicale di un gruppo capace di a

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