Dormant Inferno / Dionysus – Beyond Forgotten Shores

Interessante split fra Dormant Inferno e Dionysus. Beyond Forgotten Shores evidenzia tutti i pregi e tutte le potenzialità di uscite di questo tipo, è proprio questo il modo ideale per […]

Interessante split fra Dormant Inferno e Dionysus. Beyond Forgotten Shores evidenzia tutti i pregi e tutte le potenzialità di uscite di questo tipo, è proprio questo il modo ideale per valorizzare uno al meglio, si estraggono due formazioni sconosciute ai più e le si propone “su ampia scala”, si da loro preziosa occasione di farsi assaggiare in piccole dosi, lasciando la memoria di chi fruisce libera di scoprire ma soprattutto di stupirsi. In questo modo se qualcosa dovrà essere ricordato state pur certi che verrà ricordato, poiché le peripezie ascoltate sugli split album hanno sempre il pregio di incastonarsi da qualche parte specifica, lasciando spesso e volentieri ricordi più che nitidi (sia nel bene che nel male).

In questa maniera più i gruppi implicati si faranno “anonimi” tanto più lo split acquisterà del fascinoso e particolare potenziale. Sarà l’operato della Transcending Obscurity India a portarci oggi sul campo, l’etichetta ci propone un nome dalla sua terra (i Dormant Inferno, nati nel 2009) e uno proveniente nientemeno che dal Pakistan (Dionysus, nati nel 2010), entrambe le creature hanno alle spalle uscite di poco conto e sperano di farsi notare grazie al tempo messo loro a disposizione (I Dormant Inferno possono contare su qualche minuto in più). Su Beyond Forgotten Shores non infastidisce affatto l’esclusiva copertina messa a punto da Kunal Choksi (boss della Transcending Obscurity ed autentico “manovratore” della scena del suo paese), la curiosità viene subito “svegliata” con colori certamente semplici ma accesi, la notte come porta d’ingresso alla prima proposta: i Dormant Inferno con il loro solido e melodico doom death metal. I ragazzi appaiono subito poderosi e sicuri sulle ritmiche mentre la voce da subito l’impressione di sapere cosa/come fare per poter interpretare ed intrattenere al meglio. Le tastiere sigillano ed ipnotizzano in qualità di preziosi dinamismi notturni, evidenziando una tutto sommato buona produzione (“vera” e sentita, molto meglio di quelle “meglio”). La prima Veil of Lunacy fa subito razzia e dipana i possibili dubbi iniziali, l’incipit cattura e farà in modo di “regalare” loro la vittoria morale -ma pur sempre significativa- dello split. La seguente Deliverance acuisce i contorni epici (ascoltate l’inizio ma anche il protrarsi non scherza) mentre la brutalità è confinata sulla loro terza A Once Holy Throne, inaspettata e seminale cover degli Incantation.

I Dionysus presentano invece due canzoni (entrambe sui sei minuti) di black doom casereccio, fatto, levigato e prodotto “con due pietre” (non è affatto dispregiativo). Sono senza dubbio apprezzabili e volenterosi, ma di “feeling” ne scorrerà stranamente poco, e la loro proposta finirà per risentirne inevitabilmente. Tuttavia non sembrano aver scelto un preciso modo di operare e passano goffamente da aspre gioie a pungenti dolori, a tal proposito non potremo fare a meno di notare l’intrusiva presenza del basso, sempre pronto a mettere becco -forse inaspettatamente- ovunque (la coda di Beneath the Skies of War è pero un piccolo gioiello sul quale bisogna arrivare). Rain è un pochino meglio per quanto riguarda la globalità, prosegue quella sorta di “mimetizzazione” e scende immaginariamente a mo’ di cascata (tanto per citare il titolo).

Segnatevi Beyond Forgotten Shores per quando sarà momento, perché ci sono scrigni meno preziosi ma comunque valevoli da possedere, questo è proprio uno degli esempi perfetti.

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