Dominhate – Emissaries of Morning

Circa venti minuti per confermare, per suggellare un disco di debutto che evidentemente non apparteneva al frutto del caso. I Dominhate si intrufolano di diritto fra le più promettenti schiere […]

Circa venti minuti per confermare, per suggellare un disco di debutto che evidentemente non apparteneva al frutto del caso. I Dominhate si intrufolano di diritto fra le più promettenti schiere apparse recentemente sul selciato italiano, a ribadire il concetto troviamo l’attuale mini Emissaries of Morning con le sue quattro riuscitissime composizioni. Nessuna presenza di fronzoli, nessuna intenzione di “progresso”, solo assalto dall’inizio alla fine, solo putridume “ben pensato” e poi esposto con la fragranza di chi vive ogni giorno sulla propria corazza ciò che andrà via via componendo.

Chiarezza nelle azioni, sound massiccio pronto a fissarti dritto negli occhi, il death metal animato dai Dominhate è questo, si abbevera alle radici del male e da li lascia partire le sue moribonde trame.

Saturn Rising è l’intro scelta per i nostri primi ed unici respiri, perché la calma verrà spazzata via non appena ci verrà accesa Awakening Confessiones. Riffing spinoso e strisciante, un “flavour oscuro” messo ad opprimere per favorire ingredienti oliati appositamente per scavare e far male. Le caratteristiche che ogni buona death metal band dovrebbe possedere appaiono composte e racchiuse dentro la loro musica, a dirtelo sono quelle chitarre così massicce, a ribadirlo una voce diabolica, mai eccessiva e dal taglio opportunamente “grattato”. Con tali pretesti far “sciogliere” le varie Faith Delirius Imago, Immolation Carmen Astri (l’inizio è totale e il pezzo ne trae giovamento nella sua scia, assieme alla prima i calibri forti dell’uscita) e il monolite Creation Quies Monumenti sarà un piacere tanto bestiale quanto “innaturale”, giusto come piace a noi, furenti amanti delle nefandezze sonore.

I Dominhate hanno il pregio non comune, il potere concreto di farci tornare indietro di non pochi anni, vuoi per il sound accuratamente prescelto, vuoi per un impatto visivo da puro e nostalgico “pugno nello stomaco” (tirato bonariamente da amici però). L’attesa per il nuovo capitolo aumenta esponenzialmente.

About Duke "Selfish" Fog