Dominance – XX: The Rising Vengeance

Se prima avevamo aspettato dieci anni per il successore del mitico Anthems of Ancient Splendour a questa tornata il giro di dodici mesi si ferma dopo “sole” sette volte. La […]

Se prima avevamo aspettato dieci anni per il successore del mitico Anthems of Ancient Splendour a questa tornata il giro di dodici mesi si ferma dopo “sole” sette volte. La voglia di ascoltare nuovo materiale dei Dominance è senza dubbio sempre elevata, ma ovviamente alle spalle rimane la certezza, quella bisbigliante consapevolezza di un ricordo impossibile da scalfire. D’altronde ne avevamo già fatto i conti con il precedente Echoes of Human Decay, un ottimo album che in tutta la sua forza e buona volontà non riusciva ad avvicinarsi al capolavoro targato 1999.

Purtroppo le cose non migliorano e ne rimangono “stabili” con il nuovo XX: The Rising Vengeance. I Dominance ce la mettono ancora tutta, ma solo a momenti si riuscirà a percepire la loro grandezza. Il nuovo disco scorre bene ed è certamente ben suonato, esposto e tutto, ma lascerà infine poco dietro (almeno nel mio caso). Non so se ciò è imputabile alla perdita del tratto distintivo della voce di Mauro Bolognesi  o semplicemente a un songwriting meno entusiasmante o emotivo già alla base, fatto sta che il vero entusiasmo se n’è stato per la maggior parte del tempo nascosto chissà dove.

Più melodic death e meno “chiusura”, i nuovi Dominance sembrano intenzionati a voler pigiare su corde alla lunga lievemente diverse, da una parte figlie di un death melodico più “moderno” e tendente allo sfogo rispetto al passato e dall’altro con iniezioni dal taglio diciamo “alternativo” (un esempio su tutti la “Panteriana” Dear Next Victim). Tutto troppo liscio, almeno prima di un finale capace di rialzare il tiro dapprima con Time to Pay e poi con Rise Again (la più lunga con i suoi quasi otto minuti), capace da sola di lasciare intatta la speranza e quel particolare “spessore” che si respira sempre nei loro confronti.

Vedo XX: The Rising Vengeance come un tentativo –anche giusto- d’impressionare l’audience odierna, diciamo che cercherà di portare qualche anima viandante sul lato più classico di un determinato panorama estremo. L’augurio è che ci riescano, anche se sussiste del rammarico per non poter contribuire meglio alla loro presente causa. L’obbligo di ascolto rimane perché ci sono sempre troppe-piccole cose a determinare un particolare gusto, e comunque i Dominance non cambiano drasticamente il loro stile, c’è solo un “modellamento” naturale in atto, e questo può piacere di più o di meno.

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