Disrupted – Morbid Death

Non molto tempo fa mi ero gustato l’ep di esordio Heavy Death, ora –con altrettando ed ormai consueto/colpevole ritardo- giungo sulle note del primo full-lenght targato Disrupted, ovvero (parlandoci chiaro) […]

Non molto tempo fa mi ero gustato l’ep di esordio Heavy Death, ora –con altrettando ed ormai consueto/colpevole ritardo- giungo sulle note del primo full-lenght targato Disrupted, ovvero (parlandoci chiaro) “quella Svezia che vorresti sempre sentire”.

Morbid Death è la diretta conseguenza del loro primo e breve vagito, e non fa altro che proseguire le efferatezze prodigate molto bene in quella diretta occasione.I pugni sono ancora una volta ben assestati, consapevoli di dove devono andare a colpire ma soprattutto “chi”. Il plotone (piccolo o grande che sia) ringrazia, ringrazia perché non può fare davvero altrimenti di fronte a cotanta esalazione dell’arte mortifera. Dieci brani che come unico comune denominatore hanno caratteristiche distinte come pressione e voglia di schiacciare ad ogni tipo di costo. Niente di nuovo ma tanto di cui godere, solidità manifestata con una sapienza che sa di veterani del settore, eppure siamo al primo vero disco e quasi ce ne dimentichiamo.

Ma perché vorremmo voler sentire l’ennesimo disco di stile? Si perché Morbid Death non aggiunge proprio nulla ai pluri decorati maestri del death metal svedese e di chi positivamente ci si è avvicinato nel corso degli anni. I Disrupted solo solo una nuova incarnazione a cui spetta il compito di traghettare l’orda della morte, di farle bucare il tempo odierno al meglio delle proprie possibilità. Non sto ad elencarvi orde di nomi che tanto già li sapete, sappiate solo che con Morbid Death vi aspetta una colata veloce e pungente (e ben prodotta ma ciò non procura fastidio), qualcosa da buttare giù veloce (ed amara) come la pastiglia di rito.

Le canzoni si passano il testimone mantenendo un impatto di fondo costante, ma di certo non posso non segnalare l’attacco furibondo di From the Tomb o quel rasoio accuratamente limato offertoci nelle mani dalla successiva Funeral Creep, mentre il suo dannato lavoro lo svolge pure la lenta e putrida Psalm for the Slaughtered. Si registra la speciale partecipazione di Per “Sodomizer” Eriksson (Bloodbath e Katatonia nel suo curriculum) in veste di chitarra solista nella opener Rotten e nella seguente Feast on the Priest.

Un doveroso –e cubitale- grazie va tutto alla Memento Mori per il continuo dispendio di soldi ed energie a favore di un genere sempre meno considerato.

E alla fine solo chi resiste nel fare ciò che ama sarà veramente sincero

About Duke "Selfish" Fog