Disma – Towards the Megalith

Dietro al monicker Disma si cela fra le cose nient’altro che Craig Pillard, in passato storica costola degli Incantation e tanti altri progetti, tutti alimentati da pura e mai poca […]

Dietro al monicker Disma si cela fra le cose nient’altro che Craig Pillard, in passato storica costola degli Incantation e tanti altri progetti, tutti alimentati da pura e mai poca passione. Fra le tante positività di questo debutto a primeggiare è proprio l’immenso piacere di poter sentire il suo vocione su registri totalmente catacombali e “ribassati” (autentica, mortifera goduria).

Towards the Megalith lo si può riassumere con due parole semplici semplici: “death metal“. Di quello schietto e sincero, che riesce alla perfezione solo a quei personaggi che hanno dato e danno ancora tutto per tenere accesa la corrente del genere (e per quelli che sanno ancora come accoglierla). Questo album respira notte, oscurità, inquietudine e desolazione, impossibile non restare soggiogati dal suo incedere persuasivo, l’impatto è di quelli devastanti e marchiava a fuoco e catrame il nome Disma fra il top assoluto in campo death metal anno 2011.
L’impressione di essere di fronte ad un qualcosa di notevole la si intravedeva di già guardando la copertina, non c’è niente che tenga, sono esattamente queste quelle che vorremo sempre vedere per i nostri più fetidi e marcescenti ascolti, perché anche l’artwork può contribuire ad ampliare in maniera illimitata il nostro habitat d’ascolto, e in tal caso il risultato è decisamente fra i più azzeccati degli ultimi tempi.

Vivere Towards the Megalith è pure uno “spasso costante”, si parte dall’aggressione a mano armata di Chaos Apparition e si prosegue lungo altri sette capitoli imponenti, bui e squisitamente mefitici. Ai Disma piace rallentare, e piace farlo non poco, i nostri mettono a proprio agio il deathsters di turno con chitarre che sembrano sgorgare direttamente dal sottosuolo, con repentine ripartenze e “slow parts” da urlo. Ascoltare le metriche di Craig su Chaos Apparition sarà sufficiente a rendere l’idea del ghiotto pasto che consumeremo nei restanti quaranta minuti. L’attacco di Chasm of Oceanus cattura all’istante grazie alla sua lentezza pachidermica prima di lanciarsi su un riffato dal trionfo tempestoso, ma ad esaltare non saranno solo voce e chitarre, una lode se la merita l’operato di Shawn Eldridge alla batteria, magico “pestatore” di continue e perpetue emozioni. Lacerante la successiva Spectral Domination, una canzone che si porta dietro una scia d’arida devastazione (come al solito strabiliante la prestazione di Craig, ma questo complimento andrebbe rinnovato per ogni nuovo brano qui intrapreso). Si erge come un monolite nel pieno cuore del disco Vault of Membros, il pezzo offre pure possibili basi future per un percorso interamente death/doom (buttiamola lì), in poche parole: “autentico, polverizzante masterpiece“. Quasi si pretende un attimo di “stanca” visto il livello d’intensità elargito, ma fortunatamente questo non arriverà mai, e le emozioni continueranno a fluttuare ininterrottamente grazie a reiterate violenze sonore come Purulent Quest (ennesimo mini capolavoro consegnato puntualmente in tutta semplicità) e Lost in the Burial Fog (tremendamente oscura, horrorifica e dagli attacchi fulminanti). Penetrante e sofferta Of a Past Forlorn, la formula rimane sempre la stessa, ma la voglia di tutto questo non si scioglierà neppure con l’acido ed è così che si arriva alla fine del percorso, sulla fumante title track, e ogni nuovo attacco è pronto a restituire emozione, questa “sconosciuta” qui ben conosciuta.

Volete davvero superare il portale e valicare gli eterni abissi? Con i Disma e il loro Towards the Megalith c’è abbastanza materia per lasciarsi sedurre.

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