Deviate Damaen – Retro-Marsch Kiss

Ci sono ascolti e ascolti, l’unicità del progetto Deviate Damaen è sempre stata autentica croce per tanti e delizia per pochi. Idolatrati o malamente azzoppati da una critica troppo svogliata […]

Ci sono ascolti e ascolti, l’unicità del progetto Deviate Damaen è sempre stata autentica croce per tanti e delizia per pochi. Idolatrati o malamente azzoppati da una critica troppo svogliata o restia a voler vedere o accettare qualcosa di diverso (automatismi che si usano abitudinariamente per la maggiore, in quanti sorvolano i propri problemi propendendo per una malevola finzione ordinaria?). Possiamo stare a spendere fiumi di parole, dette, ridette, maledette ed ormai usurate a riguardo, ma non cambieranno mai l’effetto particolare che un loro disco riesce a trasmettere. Così cambiano i tempi, e i nostri occhi si abituano sempre più agli eccessi che ogni giorno ci ritroviamo impacchettati davanti, la “dose” deve crescere e loro lo sanno bene, un cd solo non basta più, bisogna aumentare la razione e i minuti, perché c’è troppo da dire, troppo da sottolineare ed esprimere, deridere o dover esibire. Non si può quindi evitare di tessere le lodi ad una confezione curatissima (praticamente svenduta se si pensa a quei cd scarni con due pagine di libretto venduti quasi al triplo del prezzo) che seguirà l’ascoltatore passo passo nell’universo musicato dai Deviate Damaen.
Turgidi e sgraziati brani tinti di dark che ti si ficcano in testa come pochi (come sfuggire alle spire di L’antimissionar, Lyturgika’ss III o la suadente Narcissus Race dal primo cd oppure dal superbo tormentone Gothiko, Non Hai Capito Un Cazzo Se… dal secondo), rumore, poesia, disturbanti fusioni di ere, non troverete mai nulla di scontato su Retro-Marsch Kiss (detto sinceramente, è questo l’aspetto che più rende onore ai Deviate Damaen), nessuna cosa che ritorna se non la maledetta voce di Volgar (come declama lui nessuno) nelle sue svariate e pungenti forme.

Il disco è un oceano in piena, pregno di citazioni, ispirazioni, collaborazioni ed illuminazioni catturate nello spazio temporale fra l’Aprile 2007 e il Marzo 2014. Ne sarete sommersi e solamente l’acquisto della confezione originale vi porterà a scoprire le più nascoste influenze e i più impensabili dei cenni (un piacere ahimè rarissimo). Retro-Marsch Kiss è un venefico ritorno a scuola, per taluni sicuramente “scorretto” ma così istrionico da lasciarci di sasso. Potremmo definire il primo disco più semplice da approcciare (anche se lo splendore Sepolcreto E Nobiltà, Solfeggiar D’Identità! Quell’eterna eco di gloria che noi saremo è una perla che richiede la necessaria gestazione e il seguente adattamento di Volgar al discorso di Costantino XI in quanto a pathos ha ben poco da invidiare nella sua particolarità) , il secondo rappresenta quasi una sorta di premio per chi “oserà” continuare, inaugurato da una “suite” del tutto particolare e derisoria come Basta Non Basta (dove si arriva a citare Dante Alighieri) e chiuso da Rintocchi D’Occasso, tributo al poeta Francesco Guicciardini.

E’ irriverenza, è cultura, è andare oltre la convenzionalità data dall’ascolto di troppi dischi o dall’assuefazione generica di ciò che ci circonda, un disco di questo tipo è una bomba piazzata nel deretano di tante belle maniere pronte a corrompere ed assuefarci ad ogni nostro passo di questa piacevole ed accomodante vita. Perdersi fra i tormenti e fra le righe di Retro-Marsch Kiss è un piacere che deve per forza di cose stuzzicare diverse sensazioni, perché è proprio in questi casi che vale il detto: “non è solo musica”. Note dure aldilà di ogni sterile classificazione.

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