Devastator – La Musica Fa Schifo

Gli anni passano in fretta… ricordo, eccome, la prima volta che vidi il monicker Devastator, più o meno una decina d’anni or sono: ai tempi di Lyric to Tank e […]

Gli anni passano in fretta… ricordo, eccome, la prima volta che vidi il monicker Devastator, più o meno una decina d’anni or sono: ai tempi di Lyric to Tank e The Executioner i ragazzi toscani si divertivano martellandoci con dosi di thrash metal squisitamente crucco, con farcitura Motorhediana.
I nostri erano sì ancora acerbi (trovo tutt’ora la voce dell’ex singer Luchino piuttosto inadatta) e con scarsa personalità, ma catturarono subito la mia attenzione, sia per la genuinità della proposta (diciamocelo pure, ai tempi il genere non era ancora così inflazionato, insomma… i Sodom se li cagavano ancora in pochi) sia per quell’astio verso le cover band che li ha sempre caratterizzati.
Ricordo altresì lo stupore, con conseguente bombardamento di telefonate e messaggini a tutti i fruitori di musica morbosa della zona, quando notai casualmente una copia del loro secondo full lenght piazzato clamorosamente tra i Darkthrone e i Dismember nella vetrina del mio spacciatore di dischi preferito… eh, davvero altri tempi!

In questi anni le cose sono un po’ mutate. Vari cambi di line-up che, fortunatamente, non hanno demoralizzato la formazione, recentemente tramutata nel classico power trio (lo zoccolo duro ! ) che vede il chitarrista Rob  calato perfettamente nell’inedito ruolo di frontman.
La componente hardcore fuoriesce violentemente nell’ultimo periodo: ritmiche serrate, break fulminanti, testi urlati in italiano (altra scelta azzeccatissima) talmente furiosi da far invidia agli Skruigners dei bei tempi. Impressione pienamente confermata durante l’esibizione tenutasi poco tempo fa nei sobborghi genovesi… una vera e propria lezione d’attitudine!

Il nuovo lavoro, La Musica fa Schifo (complimenti per la copertina degna delle migliori targate Ed Repka) segue fedelmente le coordinate del precedente Ep Andatevene Tutti a Fanculo, e ne contiene tutti e quattro i pezzi.
Nota di merito va subito alla produzione: distinta, secca e trascinante, che spara in prima fila la distruttiva prova del batterista Luca, un vero e proprio Bud Spencer dietro alle pelli! Il disco ha sedici pezzi che scorrono via in una mezz’oretta scarsa, in pieno stile hardcore. Inutile quindi fare un track by track, il disco va preso e assaporato in blocco, Love it or Hate it… come direbbe qualcuno.

Un tocco di originalità e personalità, per quanto il genere lo possa permettere, arriva dalla prova vocale di Rob, che alterna urla e bestemmie ad una specie di controcanto, quasi sussurrato: certo, le prime volte l’effetto è un po’ spiazzante, ma dopo un paio di ascolti di “ambientamento” si apprezza la scelta, e la si promuove come segno di riconoscimento della band. Strumentalmente parlando, il trio ha fatto davvero passi da gigante, ma la cosa che più mi fa esultare è la maturazione sotto il punto di vista lirico: lasciando finalmente alle spalle le banalità degli esordi (non so voi, ma io non ne posso più di sentire inni di supporto all’ignoranza metallara! ) i nostri vanno ad abbracciare tematiche certamente attuali ed impegnate, senza dimenticare l’ironia e il sarcasmo che da sempre li contraddistingue.
Tra i migliori episodi, vorrei ricordare Bono fai vomitare, dedicata ad uno dei personaggi più marchettari del mondo musicale, X Falsor, che spiega in pieno la cultura musicale dell’italiano medio, e Sfilata di Moda, forse il loro miglior pezzo di sempre. Tutto il disco, comunque, ruota intorno alle ingiustizie e falsità del music business.

Un gran bel lavoro per festeggiare adeguatamente il decennale della band: veramente scandaloso che Ricca & co non abbiano ancora uno straccio di contratto, soprattutto se penso ad alcune imbarazzanti “new sensations” prese sotto l’ala protettrice da ben note labels italiane, ma cosa possiamo farci… la musica fa schifo!!!

Alexander Il'ič Ul'janov

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