Devast – Into Decimated Reality

Intricati pazzi e balordi, poco altro di “sensato” mi esce in questo momento dalla testa come introduzione. Mai mi era capitato di ascoltare qualcosa proveniente dall’Algeria (anche se al momento […]

Intricati pazzi e balordi, poco altro di “sensato” mi esce in questo momento dalla testa come introduzione.

Mai mi era capitato di ascoltare qualcosa proveniente dall’Algeria (anche se al momento solo per l’indiscusso leader Idir, il resto della formazione è stato accalappiato in Sud America proprio a causa del suo trasferimento), figuriamoci poi se andavo proprio a pensare ad una forma così “perfetta” di brutal death metal dai tecnici sentori.

Vi sembrerà di mettere la testa dentro un frullatore durante i -pochi- minuti passati in compagnia di Into Decimated Reality (loro secondo disco dopo Art of Extermination datato 2008). Un disco per gli “esattori” della tecnica ma non solo, anche chi vorrà ricevere in cambio molto più semplicemente una bella “botta” otterrà del puro piacere terapeutico da queste blasfeme e schizzate note.

Mi vedo esausto e boccheggiante, steso a terra e sommerso dalla disconnessa caterva di massa gelatinosa imbastita (chirurgicamente) dalle chitarre, un rullare deforme che solo in pochi casi riuscirà ad assumere forme grossomodo “inquadrabili” (e quindi decifrabili).

Un sistema sferragliante che non ammette divagazioni dalla continua macinazione sonora attuata come base, 26 minuti psicotici dal potere altamente dispersivo/alienante. I Devast suonano per il caos diventando presto una sua speciale e contorta costola “terrena”. C’è ben poco tempo per pensare, anche solo per decidere o capire quanto bello o brutto sia effettivamente questo Into Decimated Reality (anche se come vedrete l’ago della bilancia penderà sul quadrante positivo). La sua unica preoccupazione è quella di avanzare, avanzare per demolire, avanzare per non sentire, è un disco sordo oltre che cieco, e in quanto tale conosce solo la sensazione dell’intuito, quella sarà l’unica fonte di nutrizione adoperata, una macellazione che non si premura -o meglio, non sa- di ciò che sta accuratamente triturando. Solo con questi presupposti potrete avvicinare il disco con l’intento di farlo vostro, altri “scopi” cadranno inesorabilmente dentro una fornace apatica, un buco fatto di noia che ci sembrerà uguale in tutto per tutto, dal principio sino alla fine, privo di guizzi esaltanti o presunti tali.

Le tre creature in copertina sembrano messe li appositamente con l’unico intento di sbeffeggiare, sadiche figure deformi incapaci di scendere a patti comuni. A noi è affidata la scelta, la scelta di “patteggiare” una decorosa sopravvivenza all’interno di questi anfratti sonori così sagacemente preparati. Un viaggio martellante che si nutre della nostra impulsività, durante il quale varrà la capacità di azzeramento personale. Ma i cunicoli formati hanno di che vantarsi, le canzoni occupano lo spazio necessario e creando la massa necessaria per il puro e consolidato intrattenimento.

Scale, continui saliscendi, ritmiche ingombranti e selvagge alternate a secche e sorde rasoiate, il tutto mentre il growl attua le sue consuete gesta ignobili (in veste di gola aperta grondante viscere). Into Decimated Reality molto probabilmente non vi entusiasmerà però non vi lascerà nemmeno completamente indifferenti, creare questi “momenti” non è mai scontato, noi prendiamo e in segretezza teniamo.

Il caos che ostinatamente cerca forma.

About Duke "Selfish" Fog