Der Weg Einer Freiheit – Agonie

Agonie è uno di quei piccoli prodotti di “contorno” nati per essere ricordati (che poi le cose non vadano come dovrebbero è un altro discorso) e non la classica uscita […]

Agonie è uno di quei piccoli prodotti di “contorno” nati per essere ricordati (che poi le cose non vadano come dovrebbero è un altro discorso) e non la classica uscita tappabuchi in attesa dell’imminente full-lenght (o almeno non lo stesso valore). Questo mini è appagante, colpisce forte e senza ripensamenti, mandandoci a casa con ancora addosso la voglia di sentire almeno un altro pezzo. Ci si dimentica presto di stare ascoltando un uscita “mozzata”, le quattro canzoni (due arrivano a sfiorare gli otto minuti) scorrono in un baleno e il gradevole “intermezzo cover” (Ana di Erik Satie) impreziosisce ulteriormente l’insieme.

La perla più rilucente è posta proprio in apertura e porta il nome di Der Stille Fluss, un brano pregno di fascino arcano e pulsazioni armoniche. Diciamo che rappresentava un forte candidato per la classica top ten (di canzoni) di fine anno 2011 in campo black metal. Ci sono svariati pregi nella musica targata Der Weg Einer Freiheit, quelli che ho apprezzato maggiormente sono da ricercarsi nella voce sofferta (rilucente e altamente espressiva), e nelle chitarre taglienti e pronte a “smorzare”, sempre reattive nel fornire l’essenziale appiglio melodico (la classica lama che trapassa il burro, con l’ascoltatore incolpevole spettatore e “schiavo” degli eventi). Il gelo profuso da Der Stille Fluss arriva in punta di piedi e abbraccia completamente poco dopo metà brano, alla fine lo splendore diventerà “eterno”. Dopo tale capolavoro era facile vedere scendere in modo vistoso l’asticella del valore, invece i Der Weg Einer Freiheit continuano a far macinare vorticosamente le loro asce, aiutati da una batteria dinamica e malevola nelle sue irruente variazioni. Così nasce un altro manifesto di vitale importanza come Ingrimm, mentre al raccolto contribuisce anche la breve scheggia famelica Die Welt In Mir (prestazione vocale top e diverse variazioni più che indovinate). L’ep termina con il tempestoso, perenne delirio melodico di Posthum, emozioni che svolazzano libere modellano scenari di completezza e straripante superiorità. La formazione tedesca cattura “silenziosamente” i i nostri sensi prima di restituirceli per mezzo di un’onirica e caliginosa coltre cingente.

Se vi piace il black metal tedesco e il suo drammatico stile vocale, se vi piace un tocco vagamente “confidente” ma allo stesso tempo selvaggio non dovrete perdervi questa perla che espande le proprie radici così a fondo da arriva a sfiorare lievemente sensazioni austriache.

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