Deprive – Temple of the Lost Wisdom

Ad un anno dal disco di debutto Into Oblivion usciva nel 2016 Temple of the Lost Wisdom, opera seconda per il monicker spagnolo Deprive. Le carte in gioco non venivano […]

Ad un anno dal disco di debutto Into Oblivion usciva nel 2016 Temple of the Lost Wisdom, opera seconda per il monicker spagnolo Deprive. Le carte in gioco non venivano minimamente smosse dall’orto di produzione death-doom, di quello che definisco 70/30 e quindi dominato -con criterio- dalla fase ritmico/dinamica e pestata della parte death metal. L’album rappresentava l’ennesimo buon tentativo operato dalla Memento Mori, etichetta sempre attenta nel far rispettare la propria legge fatta d’esclusiva intransigenza e controllata qualità.

Temple of the Lost Wisdom riconsegnava una band ancor più determinata e precisa rispetto al suo recente passato, una macchina sforna riffs perfettamente conscia della propria posizione all’interno dell’universo musicale calpestato. I Deprive ancora una volta dimostrano di “sbattersene” di evoluzioni e relativi contro-piagnistei vari, poiché in modo lento e ipnotico la volontà diviene quella di riportare le lancette dell’orologio sempre all’indietro, checché se ne possa dire.

Un lavoro grezzo verrà operato ai nostri fianchi, ben distribuito e lugubramente ficcante nei momenti funzionali allo “schiacciare”, attimi che non si faranno mai troppo pregare prima di apparire. Con Temple of the Lost Wisdom i Deprive riescono a comporre un disco che si presta alla riconosciuta pesantezza del genere senza essere però minimamente pesante o urticante a conti fatti. Lo so, sembra un discorso strano, ma sarà più chiaro la volta inforcato il tutto (non servirà neppure digerire). E sarà forse proprio questa sua natura “snella” a tappare le ali verso voli di una certa e maggiore  importanza, perché per quanto buono appaia non si finisce mai a pensare su termini di “oltre un certo gradino”. Potremo dire che il godimento sarà tanto, ma mai così alto da lambire vette ancor più importanti.

Ma in fondo avremo ciò che volevamo e questo è quello che più importa. Nove canzoni più una breve strumentale e poco meno di tre quarti d’ora avvolti da cenere, morte, ritmo e marcescente sacralità. Il tiro è corposo, ben evidenziato da una produzione che cerca a più riprese la nostalgia piuttosto che la perfezione. Con Temple of the Lost Wisdom si ciondola con sordido piacere.

About Duke "Selfish" Fog