Depicting Abysm – Passage

Ritorna dopo tre anni il progetto di 2/3 degli Epitimia (A. e K. il primo si occupa della base strumentale mentre il secondo prende in consegna le parti vocali) chiamato […]

Ritorna dopo tre anni il progetto di 2/3 degli Epitimia (A. e K. il primo si occupa della base strumentale mentre il secondo prende in consegna le parti vocali) chiamato Depicting Abysm. A proporcelo è ancora una volta la Naturmacht Productions, etichetta che aveva già stampato il debutto Immersion.

Introdotti da una copertina a dir poco splendida nel “raccontare” le note racchiuse, faremo subito ingresso dentro un mondo torbido e sofferente. Saremo trasportati come foglie secche e morenti, accarezzati  da un lavoro melodico certamente semplice ma anche dal sicuro e comprovato effetto. La formazione russa realizza un lavoro accorto, cinque brani per poco più di tre quarti d’ora di “volo”, un volo sopra lande grigie e desolate, decantate al meglio dall’urlo moderato tanto quanto la musica. Gli intenti non sono aggressivi, ai Depicting Abysm interessa solo un’impronta di distacco, distacco da tutto, perfino da noi stessi per quanto possibile. L’opener Shelter se ne sta lì a sussurrare tutto questo, arida ma in grado di arrivare alla “sua destinazione” finale, ovvero l’accensione di un lumicino nei confronti di un album che va assorbito solo nel “retrogusto”, di volta in volta dopo ogni cessazione dei minuti implicati.

Passage ci terrà così ben schiacciati da impederci ogni tipo di movimento, la seconda Shadow fa spiccare le patriottiche liriche e quel suono per noi così particolare e “differente”. Black doom nato semplice ma svezzato con la calma di chi sa acquisire esperienza nell’arco delle diverse produzioni. I Depicting Abysm interpretano le loro visioni, tentano di condividerle con noi, con quelle poche creature interessate a spenderci sopra prezioso tempo. Tutte le canzoni sono lunghe ma mai in modo eccessivo (ruotano da un minimo di otto ad un massimo di undici), anche in questi piccoli accorgimenti si vede l’abilità di saper intrattenere senza troppo “invadere” , perché l’ascoltatore dovrà interessarsi, curiosare a più riprese prima di decidere un esito definitivo a riguardo.

Sulla strada incontreremo poi l’intensa Disbelief (quella capace di “crescere” maggiormente, bellissima la sua parte centrale), la travagliata ma dal forte trasporto Gatherin e il marchio finale di Unity.

Black/doom atmosferico riservato esclusivamente alle anime inquiete, ai Depicting Abysm non interessa impressionare a tutti i costi ma quello che producono arriva a toccare le giuste corde e alla fine solo quello conta, in semplicità ed ombrosa grazia.

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