Denouncement Pyre – Almighty Arcanum

In qualche fase altalenante ma fondamentalmente un disco da tenere in considerazione per recuperare quando si presenterà l’occasione. Gli Australiani Denouncement Pyre arrivano con Almighty Arcanum al secondo full-lenght in […]

In qualche fase altalenante ma fondamentalmente un disco da tenere in considerazione per recuperare quando si presenterà l’occasione. Gli Australiani Denouncement Pyre arrivano con Almighty Arcanum al secondo full-lenght in carriera (dopo aver partorito diverse maldicenze in breve durata) e se si sono ritagliati rispetto e giudizi positivi un po ovunque, un motivo ben ci sarà. Il loro black metal genera da subito attaccamento nei confronti della “materia primordiale”, blasfemia e devastazione come unico ed ossessivo credo, un credo che affonda alcune radici secondarie su un terriccio death/thrash, per una manovra che non sminuisce affatto la carica diabolica principale.

Almighty Arcanum va respirato in blocco, i suoi putridi gas vanno inghiottiti così come ci vengono serviti, ai nostri non piace rallentare (e lo fanno capire quando danno l’illusione di farlo) e neppure esibirsi in melodie spicciole (anche se qui e là è presente, come ad esempio nella “swedish title track”), ascoltare questo disco dovrà equivalere alla somministrazione di una pastiglia di larga circonferenza, un respiro e giù, via tutto senza starci a pensare due volte, non vedo proprio altre soluzioni.

Un po di Americhe su certa furia bestiale e un po di Europa nell’approccio che mi ha richiamato spesso il modo di fare degli Enthroned (non trascurabili certe soluzioni care a Marduk, Naglfar o i più “attuali” Watain, non a caso l’album ha ricevuto trattamento finale proprio in Svezia) o Destroyer 666 tanto per restare in casa australiana.
C’è il black metal capace di farti percepire il freddo, altri tipi invece che ti fanno percepire le fiamme dell’inferno, quello firmato Denouncement Pyre appartiene certamente alla seconda categoria, e loro te lo fanno pesare facendoti colare addosso puro “grasso incandescente” , come ad esempio potremo sentire su An Extension of the Void. La produzione da parte sua farà il possibile per alimentare il “fattore nostalgia”, il suo attrito vi riporterà subito a cavallo degli anni 90, diciamo che le corde giuste vibreranno grazie ad un certo e sporco sposalizio fra chitarre e voce.

Il problema principale di questa release è che i brani da una parte impressionano ma dall’altra lasciano poco sapore dietro, un esempio lampante lo posso fare con He Who Conquers All, Circle of Serpents o Darkness Manifest. Ti ritrovi a dire “wow, si bello, ma è tutto qui?“, una strana sensazione da spiegare, ma anche il nodo principale che va a decifrare un voto da parte mia forse troppo “raffreddato”.
Molto convincenti invece l’impervia The Deceiver (diverse sorprese nei suoi quattro minuti di vita) e l’atto conclusivo di The Redeemer.

E’ difficile stabilire con esattezza quanto Almighty Arcanum possa effettivamente piacere o meno, io questa volta ci metto un pizzico di entusiasmo in meno, ma di certo non arriverei mai a sconsigliarlo completamente. Chi sa a cosa andrà incontro saprà anche cosa fare, gli altri ho smesso di cercare di capirli da tempo invece.

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