Deinonychus – Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide

Piangendo e disperando sono passati dieci anni, dieci anni senza nuova musica/linfa da parte del monicker Deinonychus, un nome da sempre evocativo e generatore di un rispetto diventato nel tempo […]

Piangendo e disperando sono passati dieci anni, dieci anni senza nuova musica/linfa da parte del monicker Deinonychus, un nome da sempre evocativo e generatore di un rispetto diventato nel tempo “oggetto di culto”. La band olandese è rimasta tuttavia prerogativa per pochi individui ricettivi (una solida nicchia), individui pronti a soffrire e lasciarsi andare attraverso i torturanti deliri di Marco Kehren, immersi dentro un trasporto ossessivamente negativo, malsano e nefasto.

La composizione della fiamma Deinonychus ha avuto le sue variazioni (non ultima proprio quella avuta sul precedente Warfare Machines, lavoro che intendeva formulare soluzioni più immediate e intuitive senza però snaturarne il trademark), ma se andassimo a ritroso lungo la discografia non potremo non notare un filo conduttore appartenente ad un nucleo ben preciso, un nucleo vivo, e in grado di fornire ancora oggi energia di primaria qualità per mezzo del nuovo Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide.

E’ una sorta di “effetto staffetta” a palesarsi quando si pensa al tragitto percorso assieme ai Deinonychus, e così come Mournment (pregiatissimo primo passo svolto assieme alla My Kingdom Music, un sodalizio che neppure questi dieci anni di silenzio sono riusciti a compromettere) fu importante per i successivi Insomnia e Warfare Machines, sono ora questi a fungere da “cuore” pulsante per il nuovo Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide, un disco che sembra voler unire il progresso maturato a vecchie cicatrici/sensazioni in modalità “ritorno di fiamma”.

E siamo ancora qui (dopo averne viste e sentite tante), al tramonto dell’annata 2017 a tessere lodi sul particolare connubio fra doom e black metal partorito dai Deinonychus, una delle classiche formule musicali che il cervello riesce ad isolare istantaneamente. Ma se la mediazione cerebrale ha vita facile non si può dire lo stesso sulle parole, è difficile difatti far spiccare a parole l’unicità di un progetto che affonda le proprie radici nel classico e che quindi termini classici finisce a richiamare.

Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide non lascia smarrire del tutto il tiro immediato lasciato indietro dieci anni prima, anzi finisce col potenziarlo diluendolo dentro una produzione di spicco e priva d’ogni tipo di increspatura. Non ci sarebbero migliori “spiegazioni” dello sfoggio sperticato di Life Taker o The Weak Have Taken the Earth, due brani di spicco, fra le emozioni migliori mai scritte da questa particolare e folle penna per quanto mi riguarda. Due fendenti di classe sopraffina che ci lasciano familiarizzare con il disco in attesa dei frutti definibili come “ritardatari”. E’ lenta e penetrante For this I Silence You (l’unione fra l’effetto “muro trascinante” delle chitarre e le tastiere è assolutamente sopraffino), poi si lascia campo alla magmatica Buried Under the Frangipanis e al suo quieto strisciare prima di sconfinare dentro la lucida e vuota follia di Dead Horse. La parte conclusiva prevede una sorta di “ponte” con l’interiorizzante Dusk, brano che lancia a modo prima There Is No Eden (impatto intenso e nenia interpretativa in pieno stile Kehren mai così concreto) e poi l’ultima e mutevole, agile stilettata di Silhouette.

La caparbietà di insistere su ciò che si è rende questo Ode to Acts of Murder, Dystopia and Suicide un gioiello dove tutto appare perfettamente incastrato. I rallentamenti così come le accelerazioni sussistono sempre e solo al momento giusto e non osano neppure tentennare su pericolosi giochi di ripetitività. Dal profondo silenzio i Deinonychus se ne escono con uno dei migliori dischi della loro carriera; fortunatamente c’è ancora qualcuno dei “vecchi” che ci riesce.

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