Deicide – To Hell With God

I Deicide avrebbero dovuto riunire i primi brani in tracklist dei precedenti quattro/cinque album e avrebbero avuto tra le mani un unico signor album (non dico ai livelli dei primi […]

I Deicide avrebbero dovuto riunire i primi brani in tracklist dei precedenti quattro/cinque album e avrebbero avuto tra le mani un unico signor album (non dico ai livelli dei primi lavori, ma nemmeno così troppo distante a ben pensarci). La mia idea rimane sempre la stessa anche dopo l’ascolto di To Hell With God, ennesimo disco da “invecchiamento sicuro” capace di sparare le migliori cartucce proprio in apertura, dopodiché sarà il  “baratro” ad aprirsi, un preoccupante squarcio in grado di far piovere dubbi sul tipo di qualità che andremo a sentire in futuro. Tuttavia se dovessi recensire ogni disco dei Deicide sino a Till Death Do Us Part non penserei mai in maniera concreta a scendere sotto la sufficienza, il gruppo di Glen Benton è rimasto sempre fedele al proprio stile e ha sfornato sempre blasfemia in grande quantità, insomma il proprio lavoro la formazione era sempre riuscita a svolgerlo dignitosamente. E lo svolge anche in To Hell With God (questo resta beninteso), qui troverete le solite canzoni veloci e ficcanti dove sarà impossibile non riconoscere Glen e Steve rispettivamente dietro microfono e batteria, con in più la duplice anima dei due “vecchietti” Jack Owen e Ralph Santolla alle chitarre. Ma è proprio pensare a personaggi di questo calibro che ti cambia le prospettive, è logico aspettarsi sempre un di più e quando questo viene a mancare ti ritrovi in mano soltanto amarezza e delusione.
To Hell With God mi porta sciaguratamente su questi pensieri, piattezza ben registrata, il solito compitino che può andare bene quanto si vuole quando ti chiami Deicide ma che comincia dopo tanto “finalmente” a vacillare arrivando forse al classico “punto di rottura”.

Leggere una recensione su di loro penso sia anche abbastanza inutile, se li conoscete, sapete benissimo quali sono le loro caratteristiche, quali i pregi e cosa invece non vi va troppo giù, il resto diventa una partita personale per il voto più giusto da attribuire ai vari dischi, non voglio quindi tirarla troppo per le lunghe. Se non li conoscete il consiglio è (ovviamente) quello di rivolgersi alle prime cose, se vi piaceranno all’inverosimile magari un giorno arriverete sopra To Hell With God, magari continuerete a gioire come se niente fosse, altrimenti vi dispererete come sta invece facendo il sottoscritto. Nei particolari lo salvo per la copertina, per la title track, per Save Your e Witness of Death, il resto si muove fra forte noia e qualche lampo che di tanto in tanto riporta l’insieme ad una stentata sufficienza, ma ahimè rimangono solamente lampi.

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