Decrepit Birth – Polarity

In tanti stavano aspettavano gli americani Decrepit Birth al valico del terzo passo discografico, il secondo album Diminishing Between Worlds aveva entusiasmato e neppure poco, mettendo per bene il monicker […]

In tanti stavano aspettavano gli americani Decrepit Birth al valico del terzo passo discografico, il secondo album Diminishing Between Worlds aveva entusiasmato e neppure poco, mettendo per bene il monicker in circolazione. Tempo di attesa due anni e Polarity fu cosa fatta, un disco che li confermava al top nella branchia dei mestieranti più tecnici al servizio del death metal. Poco cambia quindi, a partire dall’ennesimo artwork di Dan Seagrave, fatto di colori caldi e sensazioni criptico/cosmiche che la musica riuscirà adeguatamente a visualizzare. Non cambia nemmeno l’amore verso i Death e lo stile più ricercato del compianto Chuck Schuldiner, personaggio nevralgico per la musica marchiata Decrepit Birth.

Polarity vede luce sul binomio Massacre Records/Nuclear Blast Records, etichette che avranno fatto il possibile per mettere in risalto i quasi quaranta minuti d’insieme organizzati con compostezza da Matt Sotelo.
L’ascolto scorre veloce, e i pregi saranno diversi. I Decrepit Birth oltre a sfoggiare tecnica strumentale a palate, dimostrano pure di sapere scrivere partiture assolutamente “non dipendenti” da quest’ultima. Il meglio a mio modo di vedere lo danno quando riescono a “legare” i momenti intensi e serrati con le fantastiche aperture melodiche che definirei in una sola e semplice parola: “cosmiche”. Quando vengono baciati dalla ispirazione possono davvero arrivare a stupire, e la tanto ambita creazione d’immaginari varchi dimensionali può ritenersi cosa realizzata.

La canzone d’apertura (A Departure of the Sun) Ignite the Tesla Coil oltre ad essere la mia preferita è anche quella che mostra il perfetto bilanciamento di ogni particolarità del gruppo. Versi “famelici”, cantati in modo eccellente da Bill Robinson, basso presente e dinamico e chitarre reattive nel dipingere scenari spiccatamente alieno/sognanti (sono meraviglie allo scatto del secondo minuto). Tutte caratteristiche messe su un’unica canzone di sei minuti (la più lunga, la rimanenza stabilirà una media attorno ai tre), ma soprattutto perfettamente condensate per i giusti fini della stessa.
Metatron e The Resonance sono una bella accoppiata (la seconda citata è un pochino più intraprendente a mio modo di vedere) aggressiva e dotata di buon mordente, anche se -almeno nel mio caso- lo spettro della prima traccia rimane nettemente superiore al resto ,”rovinando” in parte il proseguimento del disco.
Un Polarity che delude proprio con la sua title track, dove la tecnica si prenderà tutto il possibile  esibendosi in continue scale e secche ripartenze (la canzone diventa quasi spezzata, amorfa, porta ad un vicolo cieco). Per fortuna il tiro viene raddrizzato dall’espansione di Solar Impulse prima, ma soprattutto da Mirroring Dimensions poi, brano che si candida ad avere posto certo sul podio finale.
La parte conclusiva passa prima per una violenta e rapida (appena un minuto di vita) A Brief Odyssey In Time, poi per The Quickening of Time in grado di raffreddare un pochino il mio entusiasmo. Rimangono poi due strumentali gradevoli (lode speciale in questo caso a Sea of Memories) e una Symbiosis che alla fine premia l’insieme aldilà di possibili e “freddi” calcoli personali.

Polarity è stato acclamato da tanti, altri invece lo reputeranno solamente un esercizio di tecnica eccessivo. Il valore c’è e sarebbe stupido ignorarlo, ma manca qualcosina per ambire a livelli superiori e di seminale importanza. Polarity resta comunque imprescindibile per i cultori del death metal più tecnico, loro si godranno certamente ogni secondo suonato ed impresso sugli adeguati stampi.

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