Decaying – One to Conquer

Paiono inarrestabili i finlandesi Decaying, partiti con il primo demo nel 2010 sono arrivati all’esordio che conta appena due anni dopo con Ercirclement (spulciando trovate la disamina sulla webzine). Altri […]

Paiono inarrestabili i finlandesi Decaying, partiti con il primo demo nel 2010 sono arrivati all’esordio che conta appena due anni dopo con Ercirclement (spulciando trovate la disamina sulla webzine). Altri due anni sono passati e già si parla di terzo album, One to Conquer mi riconsegna una band decisamente migliorata, il rodaggio ha svolto il proprio dovere e la qualità globale come conseguenza ha trovato rinnovata forza. Il giudizio inevitabilmente  ne risente e cresce, questo nonostante il death metal dei nostri non sia a conti fatti mutato granché, le fonti rimangono quelle solide di prima (Bolt Thrower su tutti), con buona pace di chi -ancora oggi- mette la parola “personalità” davanti tutto e tutti.

Una band come i Decaying non nasce di certo per stupire, il loro solo obiettivo è rintuzzare le linee difensive di quel genere possente che si è deciso d’intraprendere. Le cose stanno muovendosi bene (lentamente ma bene), probabilmente a questi ragazzi serve più tempo del necessario, ma non tutti hanno tempi di risposta “fulminei”, ed è giusto così, altrimenti avremmo solamente delle discografie in beata fotocopia. D’altronde ci sono anche quelli che partono con il botto per poi non riuscire più a ripetersi, non sarà forse meglio un lento quanto massiccio miglioramento costante? Di certo l’acquolina permane con questa seconda soluzione, e dischi come One to Conquer riescono a farsi volere bene in una maniera che sanno solo loro. C’è il gusto, la cura dei particolari (più spiccata adesso) e un senso “coriaceo” a sovrastare, con la cavalcata The Fall of Saigon piombiamo diretti sul campo di battaglia (anche le tematiche per ora non hanno alcuna intenzione di cambiare, si resta bene inzuppati nel fango di una trincea), un territorio che richiede subito la nostra completa attenzione. Saremo attaccati ma al contempo diveniamo parte dell’attacco apportato, fondersi con la release, immedesimarsi, diventerà cruciale per la nostra sorte ma soprattutto per l’attenzione che non dovrà mai mancare.

Produzione come si deve, capace d’enfatizzare e colpire dove necessario. I Decaying utilizzano unicamente il mid-tempo e lo fanno senza farti pesare o “pensare” a quello che stanno facendo. Ma cerco di spiegarmi meglio, durante l’ascolto di One to Conquer non rifletti mai sul bilanciamento delle parti, poco ci importa sapere su quale “arma” verrà utilizzata nella canzone futura. Sai che cosa aspettarti ma non come vederlo, e le melodie sono libere di fluire, con chitarre pronte a staccarsi per pennellare autentica ed epica desolazione. Oltre alla già citata The Fall of Saigon (la migliore per chi scrive) meritano lode pure Zero Hour, The 38th Parallel e l’epica conclusione di Ho Chi Minh Trail (ma proprio niente si butta), i suoi dieci minuti sono in grado -se possibile- d’incrementare ulteriormente il peso di un disco già spesso e granitico di suo.

One to Conquer è un dono per tutti quelli che sono stufi di aspettare il nuovo album dei Bolt Thrower. Certo, la differenza fra i maestri e i “follower” non è poca, ma anche piagnucolare sarebbe controproducente. Al nuovo Decaying bisogna voler bene incondizionatamente e basta.

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