Deathwood – …And If It Were True?

Generare attesa per il disco del gran debutto è cosa che capita a pochi, fra questi di certo “sfilava” silenziosamente il nome Deathwood, formazione abruzzese fautrice  di un classico quanto […]

Generare attesa per il disco del gran debutto è cosa che capita a pochi, fra questi di certo “sfilava” silenziosamente il nome Deathwood, formazione abruzzese fautrice  di un classico quanto entusiasmante/festante/malinconico punk rock. La scelta di narrare storie o piccole leggende locali dai rivolti horror/macabri rende il tutto ancor più appetibile, soprattutto sulla base di un artwork fumettoso “da racconti notturni accanto al fuoco” ben seguito anche in sede di “realizzazione interna booklet”, bellamente comprensivo di testi e di mappa speciale studiata appositamente per l’occasione (perché anche l’occhio vuole sempre la sua parte).

I pretesti giusti verranno così mantenuti, si perché …And If It Were True? esalta e neppure poco, lascia scorrere le sue nove frecce tenendo alta, spassosa ed adrenalinica l’attenzione. In tal modo eviteremo pericolosi cali, ottenendo in cambio solo buona musica sparata fuori su canali diretti, confidenziali e persuasivi.

L’opener Horror Movie..Why? spiana -restando ben scolpita nella testa- la strada come solo un gran classico potrebbe fare. E pazienza se il fattore “sorpresa” non naviga su questi lidi, il brano parla e lo fa benissimo, lasciandoti addosso quella “sad sensation” che solo gli ottimi brani sanno dare. La seconda Losing Hands rincara la dose spingendo su differenti ma pur sempre essenziali metodologie, la “minima varietà” domina insomma l’inizio di …And If It Were True?, proponendoci a traino la corale The Legend Is True (dal quale refrain sarà impossibile sfuggire) e la bislacca –e tutta da cantare- Freak Family. Ma i Deathwood sono abili nel mischiare e gestire le poche ma succose carte messe loro a disposizione dal genere, lo capisci inoltrandoti su una tracklist che per quanto logicamente “prevedibile” fa di tutto per spiccare ad ogni nuova curvatura. Così si alternano prima Memories e poi una delle sicure hit di tutto il disco come Lake Of The Undead (il ritornello sarà un trivella nelle cervella). Il finale prevede ancora la “subdola” Ghosts (potenzialmente quella in grado di crescere più alla distanza), l’acceso trasporto di Straitjacket (che mi lascia sottolineare l’ottima prestazione vocale di G1, emozionante su più registri) e la fulminea The Day Is Over.

L’accoppiata Overdub Recordings/ACME Recording Studio confeziona una nuova perla da ricordare e da custodire gelosamente sui nostri affollati scaffali. La carica profusa dai Deathwood è schietta e non lascia spazio a mezzi termini, restarne folgorati, “innamorati” è così facile che quasi non ve ne renderete conto. Nel mentre non farete assolutamente caso a quante volte lo avrete già sentito ed usurato,  “il peso” non appartiene di certo al vocabolario madre Deathwood.

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