Death Vomit – Gutted by Horrors

Death Vomit, nazionalità: Cile; garanzia d’opera da parte della Xtreem Music, penso non si debba sapere altro. Ed è proprio così, vieni poco da dire (ma tanto da marcire) riguardo […]

Death Vomit, nazionalità: Cile; garanzia d’opera da parte della Xtreem Music, penso non si debba sapere altro.

Ed è proprio così, vieni poco da dire (ma tanto da marcire) riguardo il loro debutto Gutted by Horrors, un condensato di vecchia scuola che più vecchia non si può. Echi di primi Sepultura vanno a braccetto con i Sarcofago, saltano un po nelle scarpe degli Autopsy prima di finire la loro corsa in grande stile in Europa con Grotesque e Merciless. Più si procede a scrivere e più non serve sapere altro, i Death Vomit con questo album spiegano l’arte del “venerare”, gettano un pungente sapore mefitico in aria, gioiosamente e senza ripensamento. Gutted by Horrors diventerà gioia o tormento secondo le vostre abitudini/attitudini, ma è un lavoro schietto, buttato giù senza alcun tentennamento.

Gli echi della produzione si fanno volere bene sin dal primo colpo d’ascia, giusto per celebrare uno dei più probabili “matrimoni-lampo” della recente storia. Ascoltare Gutted by Horrors equivale ad avere la presenza assordante di un frullatore in piena azione accanto a noi, le chitarre fanno ogni cosa per rimanere più “serrate” possibili, pronte a difendersi da ogni possibile elucubrazione in atto. La voce recita perfettamente il suo ruolo demoniaco/dissacrante, adeguatamente marcio e profondo come sempre ci aspettiamo quando assistiamo alle “meraviglie” di certe copertine e loghi. E così passano questi catacombali trentasette minuti circa, e non sperate di poter prendere ossigeno fra un brano e l’altro perché sarà solamente una mera utopia poterci riuscire. Ma bello così, i Death Vomit fanno esattamente quello che andava fatto, si sono imposti con un disco che non riscrive nulla ma che invece si aggiunge alle potenti armate a seguito dei nomi più noti (e sempre più vecchi, il tempo cazzo passa, eccome se passa). In molti impiegano una gestazione maggiore, loro ci arrivano subito invece, badando al sodo con un disco secco, capace di grondare ritualità e sangue da ogni marcescente poro. Un solo imperativo: “non fermarsi”.

In questi casi la linearità domina, non aspettatevi un brano di spicco, qualcosa in grado di catturare l’attenzione più di altro, niente di tutto questo su un Gutted by Horrors che va semplicemente adorato così, esattamente per quello che è, e per ciò che riesce a dare.

About Duke "Selfish" Fog