Death Comes Pale – World Grave

I Death Comes Pale sono il classico panzer danese, quindi se nel corso degli anni vi siete fatti un’idea di come suonano il metallo estremo da quelle parti non dovete […]

I Death Comes Pale sono il classico panzer danese, quindi se nel corso degli anni vi siete fatti un’idea di come suonano il metallo estremo da quelle parti non dovete oltremodo indugiare di fronte alla bella copertina di World Grave, loro prima fatica su lunga distanza. A dire il vero il tempo per perderselo era già bello che scaduto visto che l’album usciva originariamente nel 2012 (prodotto da loro stessi), solo due anni dopo è arrivato l’indiscutibile zampino della Deepsend Records, etichetta che probabilmente non ci ha pensato su due volte prima di dare lustro a questa piccola e spersa pepita (certamente destinata a non venir valorizzata, quantomeno in tempi più o meno brevi visto che il futuro della band non si può di certo ancora leggere).

Su World Grave aspettatevi infinite carrellate di roccia, granito e potenza, aspettatevi un avanzamento implacabile svolto sempre ed ovunque a testa alta; anche forme melodiche a fare da struttura collante, ma di quelle “giuste” e ben lavorate, che mai eccedono o peggio dominano (ma che non puoi fare a meno di notare in ogni caso). I Death Comes Pale agiscono con efferata precisione, il loro crimine viene svolto con voglia e violenza seguendo ogni precauzione del caso. Non potranno neppure venir incolpati di nulla, forti di un ingresso decoroso e di un svolgimento sempre pulito e inappuntabile. Death metal “atomico” e pungente che si mischia al melodico nel giungere su vaghi puntelli sconfinanti in piacevoli ricordi black d’annata (scoprirete tanta Svezia, ma non è una novità).

Forza di mille pale in azione, il disco macina in bellezza e non dura nemmeno poco (ci fermeremo attorno ai 55 minuti), quest’irruenza volutamente protratta “all’eccesso” poteva procurare loro enormi grattacapi, invece così non è stato, e risiede esattamente in questo punto il segreto della sua riuscita. Non ci voleva niente a far scattare la molla dello sbadiglio, ma i Death Comes Pale se ne escono invece vincitori, dimostrando di avere una documentazione adeguata e pronta a fare male sul serio già alla partenza.

Le chitarre chiudono gli spazi con puntualità e danno una perenne sensazione di ordine, al pronti-via è subito delirio sulle note di una bellissima e corpulenta title track (l’inizio è capace d’inchiodare). Ma lì resteremo, piacevolmente catturati da agili accelerate e sconquassanti partenze di una doppia cassa vogliosa di acquisire il dominio ma con “fasi alterne” (si sa, anche quello può diventare noioso). Leva pesante da azionare quella di Transgression (il range vocale vi inzupperà nel profondo salvo colpirvi al momento opportuno con acidi e letali scream) mentre Spawn of the Scorned nonostante la durata (è una delle più brevi) riesce nell’ardua scalata capace di portarla dritta dritta fra le migliori. World Grave prosegue mantenendo chiare idee di compostezza, per quelli che ci sguazzeranno sarà come trovare l’ideale rifugio dai bombardamenti, ogni canzone una fucilata di protezione da buttare fuori con sfogo. Nel proseguimento spiccano le granitiche melodie di With a Foot in the Grave, la blasfemia corroborante di Modern Enslavement, l’ormai consolidata tattica “prima randella e poi apriti” di Fury of Vengeance (An Ode to Bitterness) e della più lunga “triturante” e acquitrinosa Silent Genocide.

Non è di certo un capolavoro di varietà World Grave, ma come lavoro d’esordio direi che non ci si può proprio lamentare. Le lame sono affilate e giungono a destinazione spesso e volentieri, nell’atto riescono anche a lasciare qualche buon ricordo, cosa che non guasta affatto direi. Provate ad immaginare l’improbabile incrocio fra Illdisposed, Panzerchrist e Mercenary (da qui facciamo partire l’incastro svedese) con un certo tiro di marca Bolt Thrower/Heaven Shall Burn (giusto un’essenza) e la blasfemia dei sempre calzanti Morbid Angel/Deicide.

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