Dead Summer Society – …So Many Years of Longing…

Ritorna a tre di distanza dal debutto Visions from a Thousand Lives il progetto italiano Dead Summer Society (a muoverlo troviamo il solo Mist, già conosciuto in passato per gli How […]

Ritorna a tre di distanza dal debutto Visions from a Thousand Lives il progetto italiano Dead Summer Society (a muoverlo troviamo il solo Mist, già conosciuto in passato per gli How Like a Winter). A dargli fiducia troviamo la sempre ottima Rain Without End Records, pronta nel dare alle stampe …So Many Years of Longing…, un disco positivamente vasto (si supera in scioltezza l’ora di durata), in maniera sua “variegato”, quantomeno se pensiamo a quanto è ristretto il margine d’appartenenza del genere (un gothic doom che non disdegna affatto folate candidamente diaboliche).

In apertura Coldness Gods cinge unitamente al suo ruggito, ma confida molto su armi “miste” molto importanti quali plumbee aperture e sprazzi più cupi, talvolta vicini al dark (che deflagrano sul “macigno” Shatters). I Dead Summer Society non danno mai punti di riferimento precisi, cioè, sai cosa stai ascoltando ma sai anche che non dovrai darlo troppo per scontato alla lunga (sia durante il singolo brano che nel corso della tracklist). Ad insaporire il disco ci penseranno le partecipazione di Ann-Mari Thim (Angelic Foe ma soprattutto Arcana, grandissima mossa aver ottenuto la sua voce per ben tre brani) e Graziana Oddo (Rètina), a lei il compito di completare l’ultima Stalemate), ammetto di avere una predilezione incredibile per la svedese, la sua voce potente sale drammatica, seduce e conquista, sposandosi splendidamente sia sugli affreschi goth (It Devours My Faith per il lato “chiuso”, State of Waiting per quello melodico) che sul lato più candido/tragico del progetto (come descrivere altrimenti la bellissima Failure? semplice: strisciante pelle d’oca). Non è poi da tutti arrivare con calma e piglio alla fine di un disco di questo tipo con cartucce del calibro di Desperate Sun (sei funerei minuti strumentali) e Stalemate, cose che ti fanno realizzare quanto bene è stato studiato l’album nel sfruttare caratteristiche di “scorrimento” come pazienza e lunghezza.

Un po di Draconian, spunti alla Katatonia sparsi egregiamente (vistosi ma ben camuffati, diciamo che non vige quella “solita” sensazione di plagio come in altri casi) e qualcosa di più tenebroso da pescare in territorio dark-death-doom (su Shatters ho pensato addirittura ai Bethlehem, abbastanza esplicativo -devo dire- riguardo la “vastità” della proposta). Sicuramente per i poco avvezzi o “simpatizzanti” non sarà semplice portare a termine l’ascolto di …So Many Years of Longing…, le canzoni spesso e volentieri orbitano attorno ai sette minuti e in questi casi gli appigli vengono offerti solo a chi è abile ed arruolato a “sopportare” quotidianamente tali malinconici ed autunnali suoni (A Winter Day guida fieramente la testa di questo ragionamento).

Aspettate l’ideale giornata di pioggia, e prendete posto davanti la finestra solo dopo aver fatto partire …So Many Years of Longing…, vedrete che alcuni suoi passaggi risalteranno ulteriormente sotto quella grigia luce.

About Duke "Selfish" Fog