Darvulia / Sektarism – Darvulia / Sektarism

Darvulia e Sektarism, due monicker riuniti per soddisfare i veri intenditori/cultori di “seconde linee” francesi. Le due formazioni transalpine univano le forze (ad inizio 2015) a favore di uno split […]

Darvulia e Sektarism, due monicker riuniti per soddisfare i veri intenditori/cultori di “seconde linee” francesi. Le due formazioni transalpine univano le forze (ad inizio 2015) a favore di uno split dai risultati certamente inusuali e ben fuori dalle classiche convenzionalità. Un brano per uno e via, peccato che questi siano abbastanza “fuori portata” per forma (entrambi attorno ai venti minuti) e contenuto, quest’ultimo -specialmente nel caso Darvulia–  va oltre i classici dettami black metal e pensa più che altro in un modo non dissimile da certo “dark ambient” (si respirano anfratti lugubri e pregni d’umidità).

Aprono i Darvulia con Mort Foetale, un brano “scorbutico”, che ci tiene volutamente a distanza e “diffidenti”. Basterà davvero poco per comprendere quanto i nostri cerchino il fastidio attraverso un rituale dai tratti ben poco confidenziali. Con scricchiolii, improvvisazione, soffocamento ed un vivido filo di cupa/marcia atmosfera a regnare sovrano per una prima parte certamente destabilizzante (con una prestazione vocale che ci lascia appesi, spiazzati ed agonizzanti).

I Sektarism ci propongono una macabra danza con Punition Divine, venti minuti ricamati, giocati e declamati su un incedere doom scurissimo e negativo. La loro è una marcia agonizzante, narrata in modo acceso e “roco”, nuovamente figlia di chiare caratteristiche d’improvvisazione. Nient’altro che un lento zoppicare verso il patibolo.

Lo split fra Darvulia e Sektarism richiede un primario approfondimento (direi necessario), giusto per evitare cocenti delusioni dopo l’avvenuta spesa di routine. Non pensate per mezzo delle solite lettere dell’alfabeto, ma soprattutto non aspettatevi un disco di classico black metal, solo facendo ciò potreste in qualche modo “cavarvela” ed uscirne soddisfatti.

Un’insufficienza per tanti, un senza voto per pochi.

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